Tu (io).

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Tu, incredibilmente spaventata dai cambiamenti, anche se a volte li desideri.

Tu, che quando ti mettono davanti ai tuoi difetti, le urla si strozzano in gola perché sai che è tutto vero.

Tu, che per paura di legarti metti fine a qualsiasi tipo di relazione pur di non soffrire troppo.

Tu che sei un disastro relazionale.

Tu, che quando fai male a chi ami passi ore ed ore al buio e in silenzio.

Tu, che hai paura di scoprirti troppo per non mostrare i tuoi punti deboli.

Tu, che decidi per entrambi senza accorgertene per non stare male quando per la testa non ti passa nemmeno l’idea che potrebbe stare lui/lei.

Tu. O Io.

Canzone: Quello che le donne non dicono, Fiorella Mannoia. https://www.youtube.com/watch?v=m16vK8tgBBs

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Nelle nostre ombre.

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“L’amore vero in fondo ci dice: non mascherarti, guardami negli occhi, non me ne faccio niente delle corazze dietro cui credi di nasconderti, dammi ciò che sta sotto e dentro, io voglio solo te”. Questa frase di Matteo Bussola tratta dal suo ultimo libro “La vita fino a te” mi ha conquistata qualche giorno fa.

Se poi aggiungo che il giorno dopo mi suonava in testa una canzone (che vi consiglio di ascoltare allegandovela qui sotto) e, leggendo il testo tradotto si collegava esattamente a questo concetto, non potevo non inserirla.

L’amore quello vero in fondo questo ci chiede: di gettare le maschere e farci guardare veramente per come siamo, soprattutto nelle nostre ombre, e di far gettare la maschera di chi amiamo e di guardarlo veramente per come è, soprattutto nelle sue ombre.

Ma ne abbiamo il coraggio? Abbiamo il coraggio di farci amare da qualcuno? Abbiamo il coraggio di fargli amare le nostre ombre quando noi siamo i primi ad odiarle e a nasconderle? Abbiamo il coraggio di mostrargli le nostre ferite quelle che la vita ci ha inferto e quelle che, a volte, ci causiamo da soli? Abbiamo il coraggio di buttare giù la maschera?

Lo scrive e lo chiede una che è la prima a fuggire e a rinnegare le sue ombre, dimenticando tante volte che sono quelle a renderci unici.

Canzone: Demons, Imagine Dragons. https://www.youtube.com/watch?v=mWRsgZuwf_8

Coraggio di essere umani.

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«Secondo te ce la farò?»

«Se non inizi non lo saprai mai…»

«E se fosse uno sbaglio?»

«Non puoi saperlo ora… se lo fosse ci avrai comunque provato, avrai vissuto un’esperienza bella, intensa e che ti avrà fatto scoprire qualcosa in più di te.»

«Ma ora come ora non posso più permettermi di sbagliare! Sarebbe anche il momento che cominciassi a capire cosa voglio veramente! Già cominciare adesso un qualcosa che forse ho voluto sempre fare ma che non ho mai avuto il coraggio di intraprendere mi sembra una follia!» gli dico in piena e totale agitazione e con il cuore che batte a tremila.

Lui mi fissa come se avessi detto la cazzata più grossa della mia vita. E in effetti lo è.

«Io ne ho “qualcuno” più di te, ed ora mi sono deciso ad inseguire il mio sogno! A quarant’anni! Io che ho sempre sognato di insegnare ma non ho potuto farlo perché non ho una laurea, ora mi sto approcciando al mio sogno in maniera diversa. A quarant’anni mi sono deciso a realizzarlo! E tu mi dici che alla tua età senti che non puoi più permetterti di credere nei tuoi sogni?!»

«Ma perché ora? Perché? Perché non ho avuto il coraggio di farlo prima?» gli dico sempre più agitata.

«Forse perché non era il momento? Forse perché non eri pronta? Forse perché dovevi affrontare ciò che hai affrontato quest’anno per rendertene conto?»

Lo fisso per un po’, occhi negli occhi. I suoi mi trasmettono una carica che sento di non avere dentro di me, ma della quale ne ho un estremo bisogno.

Poi abbasso lo sguardo. Sospiro.

 Ruoto di continuo la forchetta nel piatto per raccogliere degli ottimi spaghetti al tonno, pomodoro e olive nere, ma che l’agitazione creata dall’argomento che sto affrontando con il mio amico non mi fa assaporare, anzi, sembra quasi che stia mangiando dei chiodi.

«Ascoltami: io e te ci vediamo si e no tre volte all’anno e tu fai questa domanda a me! Sì, è vero, ci sentiamo di continuo tramite telefonate e messaggi, ma io sono l’ultima persona alla quale dovresti fare questa domanda.»

Alzo lo sguardo e lo fisso aggrottando lo sguardo, cercando di capire cosa sta cercando di dirmi.

«In realtà questa domanda non la stai ponendo a me, non mi stai chiedendo un parere. Questa domanda la stai facendo a te stessa, e in realtà sai già in cuor tuo quale sarà la risposta: tu lo vuoi! Vuoi compiere questo passo, vuoi iniziare questo nuovo progetto! C’è solo un piccolo, minuscolo particolare che ti frena: te la stai facendo sotto dalla paura!»

Senza nemmeno accorgermene sto annuendo.

Lui ha ragione: ho una paura fottuta; paura di immergermi in un nuovo progetto, paura che sia l’ennesimo fallimento, paura di non riuscire a rialzarmi. La stessa, identica, spiccicata paura che mi ha frenato sempre, quando ero pronta a partire con un progetto, un ambizione, un sogno. Ero sempre lì, pronta per saltare… e poi all’ultimo mi tiravo sempre indietro.

«Posso farti una domanda?» mi chiede.

«Dimmi.»

«Cosa ti sta servendo a fare questa Svolta se poi non la usi per inseguire una buona volta ciò che ami?»

Pugno in pieno stomaco.

«Ascoltami: era da tanto che non vedevo i tuoi occhi brillare per qualcosa, e mai in modo così dirompente come poco fa e come adesso! Non ti far bloccare dalle tue paure e dalle tue insicurezze anche stavolta! Troppe volte da quando ti conosco ti ho vista partire con dei progetti piena di entusiasmo e convinzione, per poi farti frenare da delle paure che tu stessa ti sei creata! In passato hai commesso degli errori? Pazienza! Tesoro, siamo umani, sbagliamo tutti, cazzo!»

«Ma proprio perché c’è questa Svolta in atto che sento che non posso più permettermi di sbagliare!»

«Ho avuto la conferma: tu non hai capito nulla di questa Svolta! Non puoi più sbagliare? Ti do una notizia: sbaglierai per tutta la vita! Gli errori sono all’ordine del giorno di qualsiasi essere umano esistente sulla faccia della Terra!»

«Un altro fallimento non lo sopporterei… stavolta poi…» gli dico con un filo di voce e fissandolo con occhi preoccupati.

«Stavolta avrai un Alleato in più, o sbaglio?» mi dice addolcendo il tono e accennando un sorriso «E poi se sbagli che te ne frega! Almeno provaci però! Non fasciarti la testa prima di sbatterla!»

«Ma chi sono io per farlo?»

«E chi sei tu per non farlo?» mi risponde non staccando mai i suoi occhi dai miei.

Abbasso la testa, con lo sguardo perso chissà dove. Respiro a bocca aperta, facendo entrare tutta l’aria che posso nei polmoni, la trattengo per un po’, poi la lascio andare.

“Concediti la possibilità di lanciarti nel vuoto, per una volta. Concenditi l’inconscienza di non sapere a cosa vai incontro. Concediti la gioia di lasciare fare al tuo cuore” mi dico tra me e me.

Lui continua a fissarmi come se stesse aspettando la risposta più importante della sua vita. Io abbasso e alzo di continuo i miei occhi, alternando uno sguardo perso nel vuoto ad uno immerso nel suo, pieno di incoraggiamento, grinta e fiducia in me.

In questo momento lui sta credendo molto di più in me di quanto non ho fatto io per tutta la vita.

«Concediti la libertà di sbagliare: niente regole, niente schemi, niente paure. Porta avanti il tuo sogno per una volta!» mi dice, come se avesse ascoltato ciò che mi ero detta un istante prima.

Finalmente sul mio viso spunta un sorriso.

«Ok, mi butto!»

«Alleluja!» .

Paghiamo il conto e usciamo.

Arrivati al punto di salutarci, mi stringe in un abbraccio fortissimo ed io mi mi abbandono chiudendo gli occhi e facendomi trasportare, respirando profondamente, come per catturare tutta quella grande energia positiva da utilizzare per quel progetto che ormai ho deciso di iniziare e di portare a termine.

E di energia me ne servirà eccome, visti gli ostacoli che so già che mi creerò da sola.

«Non ti azzardare a mollare stavolta!» mi sussurra «concediti tutto il tempo che ti serve: non porti barriere, limiti o scadenze, sii libera!».

Una lieve brezza si leva come per suggellare il momento.

«Non mollare!»

«Non lo farò!»

«Me lo prometti?»

Mi stacco da quell’abbraccio e lo fisso occhi negli occhi sorridendo.

«Promesso!».

La bellezza di essere degli esseri “umani” è anche questa: sbagliare. E io da questa chiacchierata fatta qualche anno fa di sbagli ne ho fatti tanti, uno fra tutti quello di mancare a quella promessa.

Canzone: Esseri Umani, Marco Mengoni. https://www.youtube.com/watch?v=U-4OrzSBfm8

Un pezzo di me.

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C’è qualcosa che mi fa battere il cuore più di tutto il resto, che mi mette in agitazione più di tutto il resto, che mi crea quelle “farfalle allo stomaco” più di tutto il resto.

Un qualcosa alla quale sono legata ancestralmente, è che mi viene naturale fare, ma che al tempo stesso mi fa sentire più di tutto nuda, senza maschere, scoperta fino al fondo dell’anima: la musica.

Capita a volte che mi chiedano di cantare, e lì dopo aver accettato istintivamente, partono mille dubbi, mille domande, mille elucubrazioni: Ma perché? Ma chi me l’ha fatto fare? E se faccio brutta figura?

Queste domande me le sono poste domenica sera, poco prima di salire su un palco e cantare di fronte a un bel po’ di persone una canzone che amo particolarmente di Ermal Meta, Quello che ci resta.

Ma, in fin dei conti, non posso fare a meno di sentire il battito e il fiato accelerati, le gambe che tremano e l’anima che finalmente esce fuori, anche se non nego di avere paura di guardare negli occhi chi mi ascolta, perché la paura di mostrare troppo di me c’è.

Come c’è la voglia irrefrenabile di fare ogni volta quel salto, l’unico che riesco a fare seppur con timore, ma con la spinta verso ciò che amo più di tutto.

E tu? Hai qualcosa che ti fa fare quel salto nonostante la paura?

Canzone: Hall Of Fame, The Script. https://www.youtube.com/watch?v=mk48xRzuNvA

Che sapore hanno i ricordi?

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Il frutto colto da un albero in un pomeriggio di fine primavera con mio padre.

La ricotta con il caffè che mi ha fatto scoprire mia nonna.

Il sushi assaggiato per la prima volta con mio cugino.

La prima birra assaggiata con mio fratello.

Il primo dolce impastato e assaggiato con le donne di famiglia in preparazione al Natale.

I cibi tipici dei vari viaggi fatti tra gite scolastiche, trasferte per i concerti e le vacanze.

Olive ascolane, le patatine fritte e le birre consumate mentre mi confido e ascolto a mia volta le confidenze delle mie amiche.

Il caffè preparato da un’amica con te che ti presenti alle 8,30 di mattina con i cornetti caldi per raccontarvi gli ultimi mesi di confidenze mancate per varie ragioni.

Tra sangrìa, crepes, arancini, pane carasau e un panino con falafel stratosferico riaffiorano dolci ricordi di tante esperienze vissute e che grazie al cibo riassaporo ogni volta.

Oltre la musica, i libri e i profumi c’è il cibo che crea, cuce addosso e rievoca i ricordi.

E tu? Hai un cibo che ti riporta ad un ricordo speciale?

Canzone da ascoltare: Almeno tu ricordati di me, Cordio. https://www.youtube.com/watch?v=TVOmsdaahpc

Mancarsi.

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Mancarsi. Mancarsi già dopo poco tempo che ci si è visti.

Mancarsi già quando sai che lui o lei e non vi vedrete per settimane.

Mancarsi quando si è distanti chilometri e chilometri e chiedersi come mai non si decidano ad inventare il teletrasporto, giusto il tempo di darsi un abbraccio lungo una manciata di minuti e poi tornare al proprio posto, anche se forse il proprio posto è proprio tra quelle braccia; perché a volte non ti basta mandare un messaggio fargli/le una telefonata per dirgli/le che ti manca.

E allora ti chiedi perché non prendi un treno o un aereo per raggiungerla/o, perché non fai una follia anche se solo per rivederlo/a per poche ore; e intanto sei ancora lì che ci pensi.

Perché a volte, ti chiedi, se gli stessi pensieri che fai tu sono anche i suoi, se anche chi è dall’altra parte sta pensando di fare quella pazzia, e se dall’altra parte non pensa di farla il perché dovresti farla tu; ma tu ci pensi lo stesso, e sai che se la faresti forse ti toglieresti almeno il peso di questo pensiero. Ma sei ancora qui che ci pensi.

Dilemmi che non si risolveranno mai.

Canzone: The way it was, The Killers. https://www.youtube.com/watch?v=W8w-wlQsEJs

Assenza presente.

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Quand’è che un’assenza si fa presente?

Quando i ricordi riaffiorano fino a farti mancare il respiro?

Quando quegli stessi respiri diventano lame che ti opprimono il petto?

Quando arrivi a dire “Se solo fossi qui ora”?

Quando un attimo dopo quel dolore così acuto, paradossalmente senti che quella persona c’è, ancora, dentro di te, proprio grazie a quei ricordi che come lame fino ad un attimo prima ti hanno fatto male perché quei momenti sai che non torneranno più, ma al tempo stesso lasciano lo spazio alla dolcezza, al sorriso e al calore di quel ricordo condiviso: da ogni fitta di dolore riemerge ogni vostra risata, da ogni lacrima riemerge ogni vostro sorriso, da ogni assenza di respiro riemerge ogni vostro abbraccio. E sai che se sei arrivato ad essere la persona che sei è anche grazie a quei ricordi.

E quindi sì, quella è l’assenza più presente che c’è dentro di te, e fa male, ma proprio perché ancora c’è e la senti fino alle viscere, che puoi respirare, vivere e assaporare la sua presenza. Ogni lacrima, ogni sospiro, ogni fitta di dolore sono la dimostrazione che c’è ancora lì, dentro di te, ed è questo ciò che conta.

Piccola nota: per queste righe il mio ringraziamento va ad una persona che ogni volta che leggo ciò che scrive mi fa riscoprire sempre la bellezza di non nascondere mai ciò che si prova, anche verso una persona cara che abita in un indirizzo cosmico diverso, ma che lontana non è mai finché abita nel cuore di chi la ama. Grazie, tu sai chi sei.

Canzone: I giorni di domani, Marco Mengoni. https://www.youtube.com/watch?v=sH8n8kXrevI

Guardarsi.

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Come quando speri che lui/lei ti noti, che si accorga di te, che ti guardi; che, come te, noti che anche tu gli/le somigli in qualche stessa paura, in qualche stessa abilità, in qualche stessa sensazione, semplicemente guardandoti.

Per poi scoprire anche le vostre diversità: quelle che ti portano a pensare che dove non arrivi tu, ci arriva lui o lei e lo fa anche per te, e viceversa; quelle che te lo/la fanno detestare fino al midollo, ma sono anche quelle cose che te lo/la fanno amare fino al midollo, perché sono le prime cose che ti mancano quando lui/lei non c’è.

Quelle che, unite insieme alle tue, fanno il vostro mondo, perfetto nei vostri difetti, nei vostri limiti, nelle vostre mancanze, e meraviglioso nelle vostre stupende fragilità; nei litigi dove scoprite fino a che punto riuscite a farvi del male, per poi curarvi a vicenda le ferite che vi siete fatti.

Come qualcuno magari spera che tu ti accorga di lui/lei e inizia quello stesso viaggio che fai tu, composto di sospiri, sguardi, speranze, qualche delusione, qualche lacrima e qualche pensiero stropicciato, come il tuo viso appena sveglio e reduce da un sogno che volevi che continuasse o da un incubo che speravi finisse il prima possibile.

La vita insomma.

Canzone: L’amore non esiste, Fabi Silvestri Gazzè. https://www.youtube.com/watch?v=-umMDLbqtWs

Su di me…

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Dopo circa 2 mesi e mezzo da quando ho aperto il blog e 5 giorni da quando mi sono decisa ad aprire una pagina social dedicata, vi dono qualche notizia in più.

Da cosa è nata l’idea di aprire un blog? Dalla voglia di condividere ciò che scrivo.

Da cosa nasce ciò che scrivo? Da piccoli straordinari attimi di quotidianità che vivo, dati da episodi vissuti nei viaggi o all’aria aperta, da una canzone arrivata al momento giusto, da un messaggio di una persona cara al momento giusto, da un libro letto al momento giusto. Che poi musica, libri e viaggi sono tre mie croniche dipendenze 🙂

Tutti questi piccoli ma benedetti momenti giusti fanno sì che io metta nero su bianco ciò che mi passa nella testa e nel cuore; cose che smuovono qualcosa dentro di me, che mi emozionano, e che mi fanno avere quel pizzico di arroganza nel pensare che forse possono emozionare qualcun altro, anche se lontano mille chilometri. Da qui è nata l’idea di un blog per condividere tutto questo, ogni riga, ogni parola, ogni canzone che mi balena in testa e nel cuore mentre scrivo un post.

A me piace questa idea, ed è questo che mi spinge a proseguire. E a voi?

Un’ultima cosa: mi chiamo Meris Angelini 🙂

Canzone da ascoltare: Leggero, Luciano Ligabue https://www.youtube.com/watch?v=58XVAwazAEQ

4 minuti.

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E poi ci sono quei periodi in cui metti le cuffie alle orecchie, premi il tasto Play, e l’unica cosa che chiedi alla musica è quella di portarti via, lontano, altrove, anche se per solo 4 minuti.

Quei 4 minuti in cui hai la sensazione di viaggiare, dove i paesaggi ti scorrono di fianco e con loro tutte le elucubrazioni (per non dire altro) mentali.

Quei 4 minuti in cui l’unica cosa che vuoi è che chi ti accolga lo faccia accettando tutto di te stesso, anche il tuo peggio, quel peggio che tu stesso non riesci a sopportare.

Quei 4 minuti dove prendere respiro dall’ultima caduta e fare scorta di carezze, certezze e fiducia per rialzarti ancora una volta.

E, come per magia, in quei 4 minuti qualcosa accade, qualcosa dentro di te si stacca, come un masso, come un peso; magari attraverso un sorriso per i ricordi che quella canzone ti rievoca, magari attraverso qualche lacrima, magari attraverso un brivido che aveva bisogno di uscire fuori.

E ti rendi conto che bastano appena 4 minuti per fermarsi e… ripartire.

Canzone: Rondini al guinzaglio, Ultimo https://www.youtube.com/watch?v=dIHWHuy0moY

Speciale, come il sole a mezzanotte.

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Anni a combattere ogni difetto, anni a disprezzarne ognuno con una particolare veemenza, anni a nasconderli con vergogna, come se fosse vietato mostrarli.

E non mi rendevo conto (mi capita tuttora) che sono loro, i difetti, a renderci speciali.

Ci sono giornate no, in cui magari a causa di una discussione con una persona a cui teniamo molto, unito a qualche porta sbattuta in faccia, ci fa crollare a terra; ed è proprio lì, a terra, che iniziamo a fare la lunga lista infinita di tutti i nostri difetti, come se fossero reati per i quali meritare la condanna più esemplare.

Ed invece… mentre siamo lì e vediamo uno ad uno i nostri difetti, ci rendiamo conto che sono quelli a renderci speciali, che attraverso di quelli vengono fuori le nostre qualità; quasi come se invece che per ognuno di loro meritassimo punizioni, per ognuno di loro ci venga data la chiave per l’Infinito (in fondo Leopardi proprio questo voleva dire con la sua famosa opera).

Conoscete la tecnica del kintsugi, o kintsukuroi? Significa letteralmente “riparare con l’oro”, ed è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.

Quindi magari ci sta che trascorriamo quella giornata a darci addosso, del perché siamo così, del fatto che noi stessi non ci sopportiamo e che non biasimiamo nessuno che voglia andarsene dalla nostra vita, stanco dei nostri difetti o della maestria che abbiamo nel disprezzarli fino all’esasperazione; ma il giorno dopo riflettiamoci su: ogni ferita, ogni difetto, ogni mancanza ci rendono unici, perché loro stessi si conformano alla nostra personalità, già unica e irripetibile, e la personalità stessa viene resa più unica e irripetibile da quei difetti che sono solo nostri; ed è questo che i nostri difetti (fisici e caratteriali) ci rendono: unici, irripetibili, speciali. Come il sole a mezzanotte.

Canzone: Come il sole a mezzanotte, La Fame Di Camilla. https://www.youtube.com/watch?v=WEAOWXxBUQo

Salto o no?

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Penso che a volte è questione di pochi secondi di follia; quelli che ci servono a prendere di pancia una decisione che, se ci fermassimo lì a pensare, forse non ci basterebbe una vita per fare quel salto, o forse nemmeno l’eternità.

A volte valutare i pro e i contro non serve, perché sappiamo benissimo che la lista non finirebbe mai o meglio, non la faremmo finire per paura: per quell’attimo di pura follia che ci dice di lasciarci andare a ciò che veramente vogliamo arriva subito il blocco razionale che ci frena.

E poi rischiamo di rimanere su quel trampolino a vita, mentre in tanti ci sfilano accanto e si tuffano, vincendo quella paura inspiegabile ma che esiste; e noi che siamo ancora lì a farci domande, mentre c’è chi quel salto lo fa, magari si fa anche male, ma almeno ci ha provato.

A volte, davvero, bastano pochi istanti di pura, illogica, irrazionale, inspiegabile follia; il tempo di un clic, di un respiro, di un battito: manda quel messaggio, fai quel salto, dì quella cosa a quella persona. Ora.

Questo lo dico anche a me, che per la maggior parte delle volte quel salto non lo faccio, che ancora sono lì a fare la lista dei pro e dei contro e, tante volte, se la prima è più lunga per una sola ragione, io ne trovo due per l’altra pur di non saltare; preferisco stare sul trampolino a vedere gli altri che saltano, si tuffano, in altre parole vivono, invece di vivere io in prima persona. Eterna insicura, eterna indecisa, eterna fragile. Questa sono io, quella che tanti definiscono forte e determinata, ma quella è solo una piccola parte di me: la punta di un iceberg pieno di dubbi, paure e incertezze.

Allora, salto o no?

Canzone: Anche fragile, Elisa. https://www.youtube.com/watch?v=fxzonH9rDw4

True colors.

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Il Giallo, il colore della Luce, quella che abbiamo visto quando siamo venuti al mondo.

Poi il Marrone della Terra, quella che abbiamo esplorato, scoperto, toccato appena abbiamo iniziato a gattonare per poi camminare e (tante volte) cadere.

Arriva il Verde, quello dell’erba che sta sopra il terreno, quello che vedi quando ti rialzi, e quindi anche della Speranza.

Poi c’è il Rosso, quello della Passione, quello del sangue che pulsa nelle vene, e che il cuore spinge verso ogni cellula, soprattutto quando incontri qualcosa o qualcuno in cui ti riconosci.

Poi c’è il Blu, quello del cielo, quando hai la sensazione di volare per amore verso qualcosa o qualcuno.

Poi c’è il Nero, l’unione di tutti i colori della tavolozza, le ombre, “il lato oscuro della forza”, quel lato che non vorremmo mostrare a nessuno e che solo in pochi sono in grado di accogliere.

E infine il Bianco, quello delle nuvole, della leggerezza ed anch’esso è l’unione di tutti i colori, secondo il diagramma di Venn.

E tu? Ti riconosci in questi colori? A quante persone hai avuto il coraggio di mostrarli tutti? E tu, li hai visti tutti?

Canzone: True Colors, Cindy Lauper. https://www.youtube.com/watch?v=LPn0KFlbqX8

Desiderare: interrogare le stelle.

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Desiderare: sentire la mancanza di.

Poco fa pensavo a questa parola, “Desiderio”; sì perché tutti noi ne abbiamo, e allora mi sono chiesta cosa significasse effettivamente.

Sarà che ora inizio ad averne di desideri, che mi ci vorrebbe un’intera notte di stelle cadenti per poterli esprimere tutti.

E questa parola è associata etimologicamente alle stelle, forse anche perché quando si sente un desiderio, qualunque esso sia, ci si sente ardere dentro, come ardono le stelle. Sta a noi farli correre i desideri, come le stelle cadenti che bruciano attraversando il firmamento.

E tu cosa desideri?

Qual è il tuo desiderio?

Per cosa sei disposto ad ardere?

Per cosa sei disposto a correre?

Se non ce l’hai cercalo, e quando lo avrai trovato, ardi con lui per far ‘sì che compia il suo percorso. Affidalo alla tua stella stasera e inizia a desiderarlo con tutte le tue forze, a impegnarti, a far in modo in maniera concreta che si realizzi.

Che sia realizzarti professionalmente con quel mestiere che sogni di fare da quando sei bambino/a, che sia un viaggio che sogni da una vita, che sia dire alla persona che non si schioda dal tuo cuore tutto ciò che senti… inizia da lì, dal desiderarlo con tutte le tue forze.

Non a caso quel verbo, desiderare, nel suo significato etimologico ha a che fare con le stelle. Non si sa mai.

Canzone: Ermal Meta, La Vita Migliore https://www.youtube.com/watch?v=MVpNk44vO6M

Oggi amati un po’ di più.

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Oggi amati un po’ di più.

Oggi che vedi tutto storto, che il nonostante il sole che c’è fuori, dentro di te ci sono nuvole cariche di tempesta.

Oggi che, nonostante il trucco e il vestito più bello, ti vedi uno schifo.

Oggi accogli tutte le tue tenebre, le tue piogge, i tuoi temporali, il tuo peggio.

Accoglili, ascoltali, amali.

Oggi, che quelle ferite sanguinano ancora e fanno ancora tanto male, curale un po’ di più, amale un po’ di più, accoglile un po’ di più.

Oggi, che stai così male, amati un po’ di più.

Canzone da ascoltare: Afterhours, Non è per sempre. https://www.youtube.com/watch?v=qQK5aYNfd_M

Sarà ancora bello sognare insieme.

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Tutto per me è iniziato qualche giorno dopo Sanremo 2017 quando, commentando sui social, un’amica mi consigliò di ascoltare una canzone che durante la settimana della kermesse per qualche giocoso scherzo del destino non avevo ascoltato. Ne sono rimasta folgorata, sia dal testo diretto, duro, ma anche dolce e pieno di forza, sia dalla musica che arriva dritta, e dalla voce, delicata e potente al tempo stesso e con un’espressività che non è da tutti. Quella canzone si chiamava Vietato Morire, e il suo autore e interprete era Ermal Meta.

Da quel momento è iniziato un nuovo capitolo di viaggi intrapresi per dei concerti, composti da chilometri e chilometri di tragitto per un live in poche ore, pasti quasi assenti, ore di sonno anche, ma tanta energia, tanta musica, il cuore che fa capire che ancora esiste, la voce lasciata nei palchi di mezza Italia, ma un nuovo enorme bagaglio di ricordi nel cuore.

E la sorpresa più bella è il constatare come ogni volta ci sia una meraviglia nuova, data da chi riesce ad elevare all’ennesima potenza le sue canzoni grazie all’energia che dona ad ogni concerto e che non risparmia mai.

Non potevo non chiudere questo nuovo capitolo sabato al Forum di Assago, dove Ermal Meta ha voluto salutare il suo pubblico festeggiando il suo compleanno, insieme alla sua band, ai Gnu Quartet, con i quali ha intrapreso un tour quasi tutto sold out e che ha donato nuove vesti, nuova magia e nuova poesia alle sue canzoni, e a J Ax, con il quale ha cantato Un’altra volta da rischiare.

E forse è proprio questo quello che lascia la musica di Ermal Meta: il provarci un’altra volta, il buttarsi un’altra volta, il rialzarsi un’altra volta; per ogni volta che si cade, per ogni volta che un’idea ti fa battere il cuore, per ogni volta che una piccola emozione ti ricorda che sei vivo. E che ti ricorda che nonostante qualsiasi schiaffo che la vita ti riservi è vietato morire e che “un sognatore, sai non dorme mai, non muore mai”.

Canzone: Vietato Morire, Ermal Meta. https://www.youtube.com/watch?v=4WMejmcT9ZY

La libertà di un foglio bianco.

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Penso alla libertà che dona un foglio bianco.

A tutta la vita che ci si può scrivere sopra, fatta di sogni, speranze, dubbi, paure, amori, cadute, ferite, lividi, cicatrici, lacrime, rabbia, risalite, entusiasmo, stanchezza, determinazione, caparbietà.

Tutta la vita in un foglio; sì perché è l’inizio di qualcosa che ha sempre dentro di sé l’infinito.

Perché è l’inizio, perché non sai come andrà, perché speri che non finisca, perché hai paura che vada in frantumi come i mille altri progetti che hai iniziato.

Ma ogni volta, ad ogni inizio, c’è sempre e ci deve essere sempre quel sussurro, quella carezza, quella brezza in più che ne riesci quasi a sentire le labbra che sfiorano la tua guancia e che ti dicono “Andrà tutto bene”.

Ed anche stavolta ci speri, perché hai una storia tra le mani che vale la pena di essere raccontata per il solo fatto che dentro in qualche modo c’è qualcuno di speciale: tu.

Canzone: Glitter & Gold, Rebecca Ferguson. https://www.youtube.com/watch?v=5j6LjxAaR88

Non crolla il tempo delle cattedrali.

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” Con tante pietre e tanti giorni
Con le passioni secolari
L’uomo ha elevato le sue torri
Con le sue mani popolari
Con la musica e le parole
Ha cantato cos’è l’amore
E come vola un ideale
Nei cieli del domani

E questo è il tempo delle cattedrali
La pietra si fa
Statua, musica e poesia
E tutto sale su verso le stelle
Su mura e vetrate
La scrittura è architettura…”.

Non nego che per oggi era previsto un altro post, ma quello che è accaduto ieri sera mi ha colpita, e non potevo non scrivere qualcosa.

Notre Dame l’ho conosciuta grazie ad un cartone animato e ad un personaggio che magari agli occhi del mondo può essere un reietto, un rinnegato, uno scherzo della natura. Ma il suo cuore, la sua gentilezza e la sua cura verso proprio quella cattedrale hanno fatto ‘sì che qualche anno dopo, quando ho avuto il dono di visitare Parigi, Notre Dame è stato il posto a cui ho dedicato più attenzione, dove un pezzetto di cuore è rimasto lì.

E non solo a me, vedendo tutti i post e le dediche che tante persone le stanno dedicando.

Tranquillo, Gringoire, il tempo delle cattedrali non crollerà, e nemmeno le statue, i dipinti, la musica e la poesia. Sì, è vero, qualcosa è andato in fiamme; ma quelle fiamme hanno acceso qualcosa che sopravvive alla potenza distruttiva del fuoco. Questo è il tempo di ricostruire, dato dalla voglia di bellezza che solo l’Arte può donare, e che solo un cuore attento non può rimanere di pietra, ma mosso dal suo battito d’amore, di calore e di cura. Questo è il tempo delle cattedrali, quelle che restano immortali.

Canzone: Il tempo delle cattedrali, Notre Dame de Paris. https://www.youtube.com/watch?v=SilHkwAVCpc

Album di ricordi.

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Un album di fotografie sono i miei ricordi, ognuno custodito con amore tra le pieghe del mio cuore.

Sono quei ricordi che quando riaffiorano, come immagini nitide, come fotogrammi; mi fanno sorridere, piangere, rabbrividire; sento come una scossa che parte dalla punta dei capelli arriva fino alla punta delle dita. Mi fanno sentire la mancanza di chi è partito e per qualche motivo non è più tornato. Mi spronano ad essere una persona migliore e a non commettere (o almeno, a provarci) più gli stessi errori.

La meraviglia di ciò che siamo adesso è tutto ciò che abbiamo vissuto, nel bene e nel male.

Ogni livido, ogni ferita e ogni cicatrice sono i segni che portiamo di tutto il dolore e tutto il male che abbiamo provato e ricevuto. Ma anche che alla fine ci siamo sempre rialzati.

Ogni sorriso, ogni ruga sul viso e ogni bagliore di luce negli occhi sono i segni di ogni volta che il male lo abbiamo sconfitto. E ne usciamo sempre più forti. Ne usciamo sempre con quel tocco di bellezza in più.

E tu, lo hai il tuo album dei ricordi?

Canzone da ascoltare: Ho fatto in tempo ad avere un futuro, Luciano Ligabue. https://www.youtube.com/watch?v=_dXoXBMpc2A

Sperare, voce del sostantivo Infinito.

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E poi basta un’idea, come un lampo, un fermo immagine che l’inconscio ha impresso nella tua mente, come illuminato da un bagliore nella notte mentre tutto il resto era perso chissà dove, e si riaccende tutto.

L’apatia scompare e con essa lo sconforto. Inizi di nuovo a muoverti. E inizi di nuovo a sperare.

Sperare: voce del sostantivo e aggettivo Infinito.

Sì, perché quando speri non esistono più limiti, strade sbarrate, confini; ma solo ali: ali da costruire per poi volare. Quelle ali che sono solo tue e di nessun altro. Quelle ali che sono state messe nel tuo DNA.

Come quando hai un progetto e nella mente e nel cuore sogni già come potrebbe essere. Immagini ogni minimo particolare, come se già lo avessi davanti agli occhi. E da lì parte la volontà per mettere ogni grammo di forza in quel progetto.

E ci saranno dubbi, ostacoli, notti insonni, limiti, strade sbarrate; ma se hai il motore della speranza, del sogno, dell’immaginazione, della volontà e della perseveranza non c’è muro che terrà. E se non è questo l’Infinito…

Sperare, Sognare, Immaginare, Volere, Costruire: voci del sostantivo Infinito.

Solo se lo vuoi.

Canzone: La tua canzone, Negrita. https://www.youtube.com/watch?v=JJpwy9pAnXs

Di piccoli imprevisti e calorose certezze.

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Ci sono giornate che programmi, che non vedi l’ora che arrivino, perché magari incontrerai qualcuno che per un motivo o per un altro stimi, o semplicemente perché aspettavi una chiacchierata con con quell’amico/a che per vari motivi non puoi vedere spesso.

C’è una data e un orario, ti presenti lì, magari con largo anticipo, e aspetti. Cammini, avanti e indietro, guardando insistentemente l’orologio; che poi, quando aspetti con ansia qualcosa o qualcuno, quei pochi minuti sembrano ore.

Ma poi arriva un messaggio e nel giro di 30 secondi tutto ciò che avevi programmato salta. La tensione e l’ansia scendono, lasciando un po’ di spazio al dispiacere.

Decidi di tornare a casa, accendi il pc, e ascolti quelle canzoni che avevi messo in lista d’attesa e… parlano di te.

Ti fai scavare dentro e riempire ogni cellula mancante allo stesso tempo da quella composizione di note e parole, che parlano di te più di chiunque abbia mai fatto, anche più di te stesso; e il più delle volte ti chiedi se chi lo ha composto è un miracolato per essergli stato dato il sacro compito di mettere nero su bianco una tale opera.

Poi pensi che quella sera hai delle amiche che ti aspettano davanti ad una birra per sorreggerti, accarezzarti e curare da ogni caduta, ma anche pronte a farti volare il cuore con le risate che tireranno fuori dalla parte più nascosta di te. E alla fine pensi che, sì dai, non è andata così male.

Canzone: Ho bisogno di credere, Fabrizio Moro. https://www.youtube.com/watch?v=uedtrwR93dM

Come un fuoco che arde.

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Amo osservare chi si dedica totalmente e con ardore alla propria passione, specialmente se è riuscito a farlo diventare il suo “lavoro”, ciò che gli dà da vivere a 360 gradi.

Quella passione che ha salvato dall’anonimato, non quello degli altri, quanto quello verso sé stessi: come se, attraverso quella passione ci si ritrovi a dirsi “Ecco chi sono”, “Ecco a cosa sono chiamato”, “Io sono questo”.

Un fuoco, un ardore, una passione che ti spinge ad alzarti e a dedicarti con tutto te stesso verso ciò cui sei chiamato; in quell’esatto momento in cui il suo sguardo si è posato su di te e vi siete riconosciuti.

Amo vedere la passione negli occhi, l’energia positiva che scaturisce da ogni cellula.

Sarà che chi è veramente innamorato e ama quello che fa lo trasmette talmente con tanto ardore, che tutto quell’amore arriva; e a me attraverso quell’ardore arriva la voglia di essere una persona migliore.

Mi capita di coglierlo nei pendolari in quelle stazioni dove c’è un pianoforte e, in attesa del loro treno, improvvisano dei virtuosismi o riproducono un pezzo conosciuto; negli artisti di strada che con tempere, pennelli e tele colgono quel particolare dell’ordinario e lo immortalano rendendolo straordinario con la loro sensibilità; in quei sapori uniti da chi porta nel cuore ricordi indelebili e li trasmette nel cibo; in qualsiasi persona che, quando fa qualcosa che ama veramente, glielo puoi vedere negli occhi in quel bagliore particolare che sprigiona, che non è un riflesso della luce, bensì la sua fonte.

Che sia musicista, pittore o pittrice, cuoco o cuoca, artigiano o artigiana, scrittore o scrittrice, … non importa. Quell’ardore che l’ha salvato dalla morte dell’anima arriva, arriva e come. E salva anche me.

E tu hai qualcosa per cui ardere? C’è qualcosa che ti dà la motivazione di alzarti ogni mattina, di combattere, di cadere, di rialzarti di nuovo, di piangerci sopra, di riderci sopra, di sognare, di lavorare e migliorare ogni giorno?

Canzone: Niente che ti assomigli, La Fame Di Camilla. https://www.youtube.com/watch?v=RzvkfW0uOEA

Di sogni infranti.

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Guardo spesso fuori dal finestrino quando viaggio, da brava eterna sognatrice.

E ci sono quelle giornate un po’ così, dove il mio sguardo si posa sui miei sogni infranti, verso i quali ho una buona percentuale di responsabilità.

Quei sogni verso i quali, nonostante il tempo, il fuoco della passione non si è spento.

Ma il tempo, però, è quello che decide tutto, non nascondiamocelo. Lui insieme alla paura di rialzarsi e cadere di nuovo hanno fatto il resto. E la ferita che hanno lasciato ancora sanguina e fa male, talmente tanto che a volte mi manca il fiato. Talmente tanto che mi fa ancora chiedere come ho fatto a commettere un errore così grande.

Ma quella passione che ancora c’è mi fa vivere in maniera diversa quella che poteva essere una ragione di vita. Qualcosa che va contro ogni logica, qualcosa che agli occhi degli altri è pura follia; ma è quel qualcosa che mi fa muovere e brillare lo sguardo. Quel qualcosa che, quando mi guardo indietro, nonostante la terra arida che ha lasciato un sogno infranto, fa spuntare e crescere un piccola ma meravigliosa alba.
Quel qualcosa che ho abbandonato, facendomi il male più grande che mi potessi fare, ma che nonostante tutto è la più grande cura per questa ferita. Quel qualcosa che brucia ancora come carboni ardenti sotto la cenere. Quel qualcosa che, ogni volta, nei momenti più impensabili, arriva come una brezza e quasi come un sussurro mi dice: “Nonostante tutto, io ci sono ancora, qui per te”.

Pazzesco come i sogni si prendano cura di noi, più di quanto noi facciamo con loro. Anche quando non ci crediamo più.

Canzone da ascoltare: Ti dedico il silenzio, Ultimo. https://www.youtube.com/watch?v=vUXmB4-HYUI

Un pensiero scritto per te…

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Penso a quanto ancora mi piace scrivere a mano, nella vecchia maniera, con carta e penna.

La maggior parte delle cose che scrivo, anche i pensieri che sto inserendo in questo spazio, sono nati da un foglio bianco e una penna.

Sarà che nella scrittura corsiva ci ho visto sempre il mio stato d’animo in quel momento, la calligrafia, se una lettera non è venuta perfetta per via della mano che tremava per l’emozione.

Anche quando scrivo un pensiero per qualcuno, se ho la fortuna di averlo a pochi metri o chilometri da me, lo faccio sempre su carta e penna e lo scrivo a mano. Perché è come consegnargli un pezzo di me, farmi conoscere un pochino di più, dirgli “io ci sono e questa è una parte di me”.

Mi è capitato anche di scrivere a e per qualcuno pur sapendo che quelle parole non gli sarebbero mai arrivate per mancanza di coraggio. Ma metterle nero su bianco è stato come ammettere per una buona volta quel che esisteva, almeno dentro di me, ed aveva la necessità di uscire fuori, anche se non sarebbe arrivato al diretto interessato.

Inguaribile romantica? Può darsi. Smielata? Pure.

E tu? Hai mai scritto un biglietto o una lettera per qualcuno? Ed hai avuto il coraggio di consegnargliela?

Canzone: Let her go, Passenger. https://www.youtube.com/watch?v=RBumgq5yVrA

Prossima data?

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Non c’è distanza che tenga, per me, per andare a vedere, ascoltare e vivere un concerto.

Non c’è centesimo che io non abbia messo da parte per un concerto. Non c’è vacanza che io non abbia programmato in base alle date di alcuni concerti. E non ci sono molte prove concrete di averli vissuti, se non i biglietti strappati e al massimo 1 foto per ogni data, perché quell’adrenalina, quell’emozione che vivi lì, in quel momento, quel battito che (è scientificamente provato) va allo stesso ritmo di chi sta sul palco e sta vivendo quelle due ore di sana musica con te, vanno vissute al massimo, senza distrazioni.

Forse anche per questo quell’unica foto che riporto da ogni data è sfocata, come se anche quell’immagine tremasse davanti a quello spettacolo, al volume e ai bpm sparati per creare quella magia che solo la musica può fare.

Cuore, pelle, anima e ossa tremano già alla vigilia di ogni evento e continuano nei giorni a seguire. Le ore di sonno perse ormai non le conto più, per non parlare del poco cibo ingerito perché lo stomaco puntualmente si chiude visto che è già sazio di tutta l’emotività della sua padrona. In mezzo c’è la magia che musica, musicisti e pubblico fanno insieme. Quella che, citando Ligabue, “vale la pena vivere”.

Se volete farvi un regalo andate ad un concerto. Non ve ne pentirete 🙂

Canzone: Tra palco e realtà, Luciano Ligabue. https://www.youtube.com/watch?v=CiexJeUi5JU

Questa canzone mi ha fatto pensare a te…

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Chi non ha mai associato una precisa canzone ad un’esperienza vissuta?

Chi a determinate parole o ad un determinato accordo di note non ha sentito un brivido che percorresse ogni nervo, ogni muscolo, ogni millimetro di pelle? Chi, ascoltando una canzone non ha pensato: “Questa l’avrei voluta scrivere per dedicarla a lui/lei?”

Chi non ci ha versato una lacrima su? E chi non ci ha lasciato un sorriso? Chi non ci ha lasciato un pensiero d’amore per chi ha occupato ogni cellula del suo cuore?

O magari a chi ascoltando una canzone è scesa una lacrima perché quell’insieme di note e di parole ha fatto ritornare dal cuore alla mente i ricordi di una persona che ha cambiato indirizzo cosmico? Chi non ha sentito come avvolgersi da un abbraccio da quel pezzo come se ci fosse quella persona accanto?

E tu? Qual è la canzone che dedicheresti a chi dal tuo cuore non si schioda? Chi prenderesti per mano, per stringerlo/a poi tra le tue braccia e danzare sulle note di quella canzone? A chi diresti “questa canzone è nostra, perché ogni singola nota e ogni singola parola mi hanno fatto pensare a te”?

Canzone da ascoltare: Piccola Anima, Ermal Meta feat. Elisa. https://www.youtube.com/watch?v=JaB1wdm9pTo

Con la scusa di un caffè…

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Capita che spesso si usi lui, il caffè, come scusa per vedersi con qualcuno, per approfondire quel “come stai” che tante volte, ammettiamolo, lo pronunciamo per circostanza; o come semplice coccola appena svegli, per dare motivo di esistenza alla prima mezz’ora di risveglio dal letargo.

Gustarselo e nel mentre guardare fuori la finestra con gli occhi persi chissà dove, pensando alla giornata che ti aspetta, se lui o lei ha letto il tuo messaggio della buonanotte e ti ha risposto con un dolce buongiorno, l’unico in grado di aggiungere la giusta quantità di zucchero alla tua giornata; o magari quella giusta dose di coraggio per affrontare qualsiasi tipo di esame ti aspetti.

Oppure assaporarlo mentre confidiamo a quell’amico/a, fratello o sorella che la vita ci ha donato, i nostri più intimi segreti, le nostre paure più nascoste, quelle fragilità di cui abbiamo vergogna a mostrare addirittura a noi stessi. Quel momento in cui forse è l’unico dove permettiamo a chi ci è davanti di guardarci veramente occhi negli occhi, facendolo/a entrare nella parte più segreta di noi.

E allora che quella dose di caffeina ci dia la carica per migliorare la nostra giornata, per farci essere felici e per dare la spalla a qualcuno che magari ha bisogno di versarci qualche lacrima 🙂

Canzone da ascoltare: Parla con me, Eros Ramazzotti. https://www.youtube.com/watch?v=bThSI666jJY

Di impazienti attese.

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Lui, un signore di una certa età, impaziente alla fermata dell’autobus, che stressa me di lunedì mattina, con voglia di socializzare pari a zero (potete immaginare…):

“Ma quando arriva l’autobus?”

“Tra poco, non si preoccupi” sarà la terza volta che glielo dico, alla quarta sclero!

“Non ce la faccio più ad aspettare!”

“Come mai?”

“Sa, ho mia moglie in ospedale, ed è da venerdì che non la vedo, non sono stato molto bene, per via dei malanni di stagione, e mi hanno consigliato di restare a casa. Ma casa non è casa senza di lei, mi è mancata, mi manca e non vedo l’ora di riabbracciarla.” mentre me lo racconta vedo le lacrime salire al bordo dei suoi occhi. Dura un istante, perché un attimo dopo ho le lacrime agli occhi anche io.

“Sua moglie è una donna molto fortunata” riesco a dire con la voce rotta.

“Si fidi, io lo sono più di lei”.

Sono bastati 30 secondi per far crollare un muro. 30 secondi per abbattere il pregiudizio e far sbocciare la tenerezza dell’amore, l’amore che resta e che resiste dopo tanti anni di vita insieme; quei carboni che ardono anche sotto la cenere. Che lezione ho ricevuto da chi per pregiudizio non volevo nemmeno ascoltare. Ma in 30 secondi l’amore può fare miracoli.

Dio benedica i romantici.

Canzone: Tutto quello che un uomo, Sergio Cammariere. https://www.youtube.com/watch?v=wuGPYvQjKac

Treni presi, treni persi.

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E poi ti fermi lì, davanti al tabellone degli arrivi e delle partenze. Scorri con gli occhi, tanto per far passare il tempo e la curiosità; poi, però, all’improvviso, il tuo sguardo si ferma su quella destinazione, quella che ancora ti fa mancare di un battito il ritmo del tuo cuore e di un fiato il tuo respiro.

Quella fermata che fino a qualche mese fa era casa, la vostra, ed ora non lo è più.

E in mente si sovrappongono tutte le cose che ancora avevi da dire, con i tuoi occhi nei suoi, la tua anima nella sua, il tuo cuore nel suo.

E ti chiedi se ne vale la pena di prendere quel treno inaspettato per quella destinazione verso la quale non eri più diretto, ma nella quale qualcosa di te ci è rimasto per sempre.

Anche solo per l’ultima volta. Un’altra ancora.

Allora: lo prendi o no quel treno?

Canzone: Un’altra volta da rischiare, Ermal Meta e J Ax https://www.youtube.com/watch?v=vW9my89csy0

Cara, Dolce, Amata Malinconia…

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Cara, dolce, amata malinconia. Cara vecchia amica mia. Arrivi sempre con un tempismo perfetto, magari con una canzone, con una riga perfetta di uno scritto, con un’immagine che compare davanti agli occhi come un lampo.

Tu mi servi a ricordare sapori, profumi, luoghi, persone, attimi di immensa bellezza, felicità e pienezza; sì, perché in quegli attimi tutto è perfetto, non manca nulla, se non che vorresti che durassero per l’eternità. E allora arrivi tu, a farli riemergere come un tesoro nascosto dal labirinto dei ricordi, come libri creduti dimenticati, ma che riemergono dalla polvere in tutta la loro bellezza.

E senti tutto il calore, la felicità, la spensieratezza di quegli abbracci; e riannusi i profumi che solo un momento perfetto può donarti; e rivedi i sorrisi, il luccichio negli occhi; e riascolti le risate, le voci allegre, calde e rilassate; e riassapori il gusto di ogni cosa condivisa per il puro piacere di stare insieme.

Come sei importante per me, perché mi aiuti a farmi sentire la mancanza delle persone che amo, a volerle di nuovo accanto a me, ma al tempo stesso a sentirne tutto il calore che mi avvolge come un lungo e tenero abbraccio, e a ringraziare per il dono di aver vissuto quei momenti e a desiderare di volerne di nuovi, accendendo un nuovo luccichio di desiderio negli occhi, che fa compagnia alla scintilla di gratitudine per tutta la grazia di avere nel bagaglio dei ricordi frammenti così importanti, che donano calore come un fuoco acceso e freschezza come una dolce brezza in piena estate.

Per tutto questo, grazie, mia cara amica malinconia, grazie per esserci perché mi doni la bellezza dei ricordi, grazie per avermi fatto vivere attimi indimenticabili e il desiderio di volerne altri, e grazie per le persone che hanno creato immagini, suoni, profumi e sapori indelebili nel mio cuore.

Canzone: Malinconia, Luca Carboni. https://www.youtube.com/watch?v=n6KlZkTYqqY