Di impazienti attese.

Lui, un signore di una certa età, impaziente alla fermata dell’autobus, che stressa me di lunedì mattina, con voglia di socializzare pari a zero (potete immaginare…):

“Ma quando arriva l’autobus?”

“Tra poco, non si preoccupi” sarà la terza volta che glielo dico, alla quarta sclero!

“Non ce la faccio più ad aspettare!”

“Come mai?”

“Sa, ho mia moglie in ospedale, ed è da venerdì che non la vedo, non sono stato molto bene, per via dei malanni di stagione, e mi hanno consigliato di restare a casa. Ma casa non è casa senza di lei, mi è mancata, mi manca e non vedo l’ora di riabbracciarla.” mentre me lo racconta vedo le lacrime salire al bordo dei suoi occhi. Dura un istante, perché un attimo dopo ho le lacrime agli occhi anche io.

“Sua moglie è una donna molto fortunata” riesco a dire con la voce rotta.

“Si fidi, io lo sono più di lei”.

Sono bastati 30 secondi per far crollare un muro. 30 secondi per abbattere il pregiudizio e far sbocciare la tenerezza dell’amore, l’amore che resta e che resiste dopo tanti anni di vita insieme; quei carboni che ardono anche sotto la cenere. Che lezione ho ricevuto da chi per pregiudizio non volevo nemmeno ascoltare. Ma in 30 secondi l’amore può fare miracoli.

Dio benedica i romantici.

Canzone: Tutto quello che un uomo, Sergio Cammariere. https://www.youtube.com/watch?v=wuGPYvQjKac

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