Ridere di me, ridere di te, ridere di noi.

«Ma dai! Come puoi aver paura di questa cosa? È una passeggiata!» e giù a ridere.

E io che mi sento ancora più piccola, più di quanto già non lo sia.

E dopo i primi dieci secondi di mortificazione mi viene da chiederti: se fossi io a deridere, non ridere, della tua paura, tu che faresti? Ti sentiresti umiliato, vero?

Allora facciamo una cosa: insegniamoci a ridere, non deridere, delle nostre paure; così, per provare, per vedere se gli spasmi della risata riescono a mandare via quei battiti accelerati e quei respiri affannati, e ad affrontare quelle paure al meglio, perché non sono più paure, ma limiti da superare.

Ed è così che da diffidenza si passa alla fiducia: quando sai che l’altro non ti ferirà nei tuoi punti deboli; quando anche tu custodisci una sua paura, e sai che la devi custodire, e non usare come arma; quando hai un progetto grande tra le mani e non hai paura di condividerglielo per timore che te lo possa portare via.

In fondo ridere insieme delle proprie paure è questo: trasformare quei mostri nelle nostre ombre con cui giocare.

Canzone: Io sono l’altro, Niccolò Fabi. https://www.youtube.com/watch?v=cLRe-RmVfic

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