Storia di una quarantena: Episodio 4. Marco.

Terzo giorno di quarantena, io sono in fila davanti al supermercato e ancora non credo ai miei occhi: sembra quasi un film, ma non lo è, tutti con mascherine, guanti e distanziati almeno di un metro, per non parlare delle strade deserte e del silenzio irreale che ci avvolge; se qualcuno anche solo due settimane fa mi avesse detto che saremmo finiti così non ci avrei creduto.

Mi guardo attorno, sperando di vedere arrivare Gioia, alla quale ho dato appuntamento qui ieri sera durante una nostra breve telefonata, dopo che ho parlato con mia sorella Laura: mi ha detto che Gioia soffre per questa distanza, e in realtà ne soffro anche io; ho provato anche a parlarne con Sara, per farle capire che non posso fare a meno della mia migliore amica, ma puntualmente lei ha deviato il discorso; devo capire come fare. E finalmente la vedo arrivare e prendere posto dietro di me, anche lei con guanti e mascherina, ma nonostante tre quarti del viso siano coperti, i suoi occhi brillano quando mi vede, e credo anche i miei.

“Come stai?” le chiedo.

“Sto iniziando a famigliarizzare con questa nuova situazione. Tu? Come fai con il tuo lavoro?” mi chiede a sua volta.

Io sono un musicista, e quando non sono in tour con alcuni cantanti che hanno raggiunto un certo livello, insegno ai bambini chitarra, pianoforte e basso.

“Mi sto organizzando con i miei allievi per le lezioni online, mentre i concerti per ora tutti rimandati a data da destinarsi”

“Mi dispiace” dice amareggiata.

“Ehi, quando vuoi mi puoi chiedere di suonare per te, lo sai?” ribatto con dolcezza. A Gioia piace tantissimo la musica, e vedere il suo viso mentre suono è pura poesia, al contrario di Sara, alla quale non interessa più di tanto.

“Certo! Ma Sara te lo permette?” mi chiede.

“Sara deve capire che è un’ospite e che non le ho chiesto io di trasferirsi da me. Se non le sta bene quello che faccio, può tornare a casa sua” le rispondo e Gioia sembra tranquillizzarsi.

“Come sta andando la convivenza?”

“Non benissimo. Sarà che non mi aspettavo questa cosa… ma discutiamo spesso”

“Mi dispiace”

“Dai, che in fondo ne sei felice!”

“No, se tu ci stai male” mi risponde guardandomi dritto negli occhi, e io ne rimango colpito. Ma ha sempre avuto quegli occhi così belli? Possibile che io non me ne sia mai accorto?

“Hai sentito quanto si è alzato il numero dei contagiati?” le chiedo per cambiare discorso.

“Già… per non parlare delle vittime… poveri famigliari…”

“Già… senti, la mia proposta per l’aperitivo a distanza è ancora valida. Ti va se iniziamo da stasera? Verso le 19?”

“E Sara non avrà da ridire?”

“Sara dovrà rispettare le mie scelte e il fatto che voglio stare almeno una mezz’ora al giorno con i miei amici, e tu sei la mia migliore amica. Allora, ci stai?” le dico con tono deciso.

“Sì” mi dice con voce flebile, e scommetto che le sue guance si sono arrossate. Nel mentre ho un brivido.

“Perfetto, a stasera allora” le dico mentre è il mio turno per entrare al supermercato.

“Ciao Marco”.

Ho di nuovo la mia amica, e ne sono felice, così tanto che sento una morsa piacevole allo stomaco, non mi è mai successo prima di oggi.

Canzone: La storia del mondo, Nek. https://www.youtube.com/watch?v=Pc4fHL7R7bM

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