Storia di una quarantena: Episodio 5. Gioia.

“Allora, alla tua salute amica mia!” mi dice Marco in videochiamata facendomi cenno con la sua bottiglia di birra.

“Alla tua salute, amico mio!” rispondo io.

Ormai il nostro “aperitivo a distanza” è diventata una piacevole abitudine; è trascorsa una settimana da quando Marco ed io abbiamo iniziato e ne sono felice.

Da quello che noto dallo schermo, lui come me ha scelto come location preferita per il nostro appuntamento il balcone: ad inizio quarantena era un simbolo per esorcizzare quello che stava succedendo, con la gente che cantava, ma poi la gravità della situazione ha portato le persone a non farlo più. E ora, almeno per me, rappresenta quella possibilità di aria e di libertà che ancora non ci si può permettere stando per strada.

“Allora, che mi racconti? Come va con le grafiche?” mi chiede Marco tra un sorso e un altro di birra.

“Bene, alla fine lavorare da casa non è così male, tranne quando la connessione fa i capricci… e tu con i tuoi allievi?”

“Molto bene, anche noi a volte abbiamo problemi di connessione, ma ridiamo come matti e riusciamo a stemperare la tensione”

“Tu sei bravissimo in questo e poi i tuoi allievi ti adorano, li fai sentire a loro agio”

“E tu cosa ne sai?” mi chiede alzando un sopracciglio.

“Dimentichi che ne conosco alcuni… l’altro giorno, quando tornavo dal supermercato, ho incontrato la mamma di Michele e mi ha chiesto di te, dicendomi che Michele è felicissimo delle lezioni”

“Mi fa piacere” mi dice adombrandosi mentre i suoi ricci castani gli ricadono sugli occhi.

“Ehi, che succede?” gli chiedo.

“Succede che ora è Sara che vuole andare a fare la spesa, così io non ho possibilità di uscire” mi risponde sconsolato.

“E se provi a dirglielo spiegandole le tue ragioni? Magari lo comprende e uscite una volta ciascuno…”

“In realtà glielo avevo già detto, e lei mi ha detto che era d’accordo, poi l’altro giorno mi sono svegliato, convinto di uscire e dell’appuntamento che avevo con te per incontrarci al supermercato, ma lei era già uscita, lasciandomi un biglietto dicendo che era andata lei al supermercato” mi risponde amareggiato.

Ho un presentimento, ma non glielo dico, non vorrei che per causa mia litigasse di nuovo con Sara.

“Secondo me lo fa per non farci incontrare, già non digerisce la storia dell’aperitivo…” aggiunge Marco, come se mi avesse letto nel pensiero.

“Ma no, dai! Cosa vai a pensare, Marco?” mento.

“Ammettilo che lo hai pensato anche tu” mi dice puntandomi l’indice e con uno sguardo al quale non so dire bugie.

“Ok, lo ammetto… però, Marco, sono solo nostre supposizioni, e poi magari lei ha ragione…”

“In che senso scusa?” mi chiede accigliato.

“Beh, che hai un appuntamento fisso con me, e poi facciamo in modo di incontrarci al supermercato… io se fossi la tua ragazza, un po’ gelosa lo sarei…”

“Gioia! Non stiamo facendo nulla di male! Siamo amici da vent’anni e tra noi non c’è nulla! Di cosa dovrebbe essere gelosa la donna che vive 24 ore su 24 con me?” mi chiede retoricamente con un tono brusco. E io ci resto male.

“Nulla…” dico sussurrando e abbassando la testa.

“Ehi, scusa ho esagerato con il tono, ma questa quarantena mi rende nervoso… ho detto qualcosa di sbagliato?”

“Nulla, Marco! Siamo amici, no? E poi una ragazza bellissima come Sara può essere gelosa di me?” gli chiedo acida.

“Gioia…”

“Devo andare, Marco. Ho una telefonata con mia madre. A domani” chiudo senza nemmeno ascoltare il suo saluto.

Ma che mi è preso? Marco ha detto una cosa ovvia! Lui ed io siamo amici, e per giunta ha già una ragazza, per giunta bellissima. Che mi credo di fare? Una scenata di gelosia rischiando di perdere il mio amico?

Provo a richiamarlo.

“Che succede?”

“Scusami per prima, sono stata un’idiota”

“Gioia, ho sbagliato anche io a rivolgermi a te con quel tono, scusami. Io ci sono sempre per te, non dubitarne mai, ok? Ti voglio bene, ci tengo a te e non voglio perderti” mi dice con tono dolce.

“Nemmeno io…” gli dico mentre una lacrima scende sulla guancia.

“Va tutto bene… cavoli, quanto vorrei essere lì per perdermi in un tuo abbraccio…” mi sussurra Marco e io ho un brivido.

“Anche io…”

“Allora sarà la prima cosa che faremo quando saranno riammessi gli abbracci. Ti voglio bene, testona!”

“Anche io, Marco, non sai quanto!”

“A domani, Gioia”

“Ciao, Marco”.

Già, non sai quanto ti voglio bene, Marco… così tanto che forse ti amo.

Canzone: Vuoi vedere che ti amo, Gianluca Grignani e L’Aura. https://www.youtube.com/watch?v=W6vlv9OrMbc

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