Storia di una quarantena: Episodio 6. Marco.

“Per quanto andrà avanti questa storia dell’aperitivo a distanza con la tua amica?” mi chiede seccata Sara mentre è stesa sul divano in soggiorno.

Ormai è trascorso un mese dall’inizio del lock down, e Sara ogni volta mi stressa con questa storia.

“Fino a quando non potremo farlo dal vivo e vederci quando vogliamo” le ribatto a tono mentre sono seduto in poltrona e guardandola negli occhi.

“Peccato che non ti sia mai chiesto se io ne sono felice o no…”

“Ma che cosa ti ha fatto Gioia si può sapere?” le chiedo scocciato.

“C’è che appena ti scrive o appena ti chiama tu corri da lei!” mi risponde con rabbia.

“E non facevo la stessa cosa con te?”

“Hai detto bene: facevi…”

“Beh, perché forse ti sei auto invitata a casa mia senza chiedere la mia opinione e giudichi ogni cosa che faccio!”

“Ancora con questa storia? Marco, sono passate tre settimane!”

“E tu non mi lasci respirare!”

“E per te “lasciarti respirare” significa tradirmi con la tua migliore amica?”

“Ma che stai dicendo? Gioia e io ci sentiamo ogni giorno per l’aperitivo, parliamo e basta, mentre con te ci sto tutto il giorno e la notte nello stesso letto quando non provo o sono impegnato con le lezioni con i miei allievi!”

“Sì, ma non mi pare che tu mi dia molte attenzioni….” mi dice amareggiata.

“Sara… questo è un periodo tosto per tutti… e poi cerca di capire: tu ed io un passo del genere non lo avevamo ancora pensato, e farlo in un tempo come questo, dove si è costretti a stare 24 ore su 24 insieme, senza poter uscire e prendere un po’ d’aria… già la convivenza è un passo enorme, con una situazione come questa è estremo…” le rispondo con tono comprensivo.

“E forse ho sbagliato anche il momento per noi…” mi dice con un filo di voce.

“Cosa vuoi dire?” le chiedo allarmato.

“Ti vedo con la testa altrove: la tua musica, i tuoi allievi, tua sorella, la tua amica… e io non ci sono…” mi dice con tono amareggiato “sai, ho pensato che la convivenza ci aiutasse… ma invece ci ha portarti ad allontanarci sempre di più…”

“Sara, cosa stai cercando di dirmi?”

“Che forse è il caso che torni a casa mia… magari con la lontananza capirai che ti manco… e che tu manchi a me…”.

La guardo sbigottito e inizia a crescere in me l’amarezza per non aver compreso le sue richieste di attenzioni nascoste nelle critiche verso il mio rapporto con Gioia; forse davvero non le ho dedicato molto tempo e me ne sto pentendo.

“Capirai che la tua amica non conta più di me, che è me che vuoi, anche perché, con tutto il rispetto, solo uno scemo potrebbe scegliere lei a me…”.

“Ma che cosa dici? Ora cosa c’entra Gioia? E poi non ti permetto di parlare così della mia migliore amica!” le dico in tono rabbioso. In pochi istanti è riuscita ad abbattere l’idea di chiederle scusa e di restare per provare di nuovo la convivenza con un atteggiamento diverso.

“Ecco, lo vedi? La difendi anche!”

“Certo che la difendo, soprattutto con persone come te!”

“Come me? E come sarei io?”

“Superficiale e invidiosa del mio rapporto con lei, visto che tu non hai un’amica o un amico con il quale hai un rapporto del genere! E sì, hai ragione: è meglio che torni a casa tua, e soprattutto, è meglio che tra me e te finisca qui!”

“Mi stai lasciando?”

“Esattamente! E ora, se mi fai il favore, saresti pregata di fare le tue valigie ed andartene” le dico in tono rabbioso indicandole la porta di ingresso di casa mia, ma allo stesso tempo sento un macigno liberarsi da dentro di me. Lei mi guarda con occhi di sfida.

“Sai che non lo posso fare…”

“Perché?” le chiedo aggrottando la fronte.

“Perchè con la fase 1 non posso spostarmi…” mi risponde con un ghigno.

“Ma se io informo le forze dell’ordine che tu non sei né residente né domiciliata qui sì…” le rispondo a tono.

“Tu non saresti capace di farlo…”

“Scommettiamo?” le dico prendendo il telefono.

Lei mi guarda stupita.

“Hai vinto la battaglia, ma non la guerra…”

“Non sarei così sicuro… e ora, mi faresti la cortesia di andare a raccogliere le tue cose ed andartene?”.

E in meno di due ore Sara va via da casa mia, sancendo la fine della nostra relazione; e io non mi sento né addolorato, né triste, solo un po’ amareggiato, come invece dovrebbe essere. Prendo il telefono e chiamo Gioia:

“Ehi! Che succede?”

“Ho mandato via Sara, e con lei ho chiuso la nostra storia”

“Che cosa? E tu come stai?”

Guardo l’ora e poi le rispondo:

“Ti va se anticipiamo di un’ora il nostro aperitivo in video chiamata?” le chiedo.

“Per te farei qualsiasi cosa, lo sai” mi risponde Gioia. E io sono felice.

Canzone: Whatever It Takes, Imagine Dragons. https://www.youtube.com/watch?v=gOsM-DYAEhY

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