Storia di una quarantena: Episodio 10. Marco.

Sono sveglio da qualche minuto, mi sono alzato e sono sulla soglia della stanza di Gioia; la guardo mentre è ancora nel mondo dei sogni: ha lasciato la persiana semi chiusa e qualche raggio di sole entra filtrato dalla finestra, dando delle sfumature ai suoi capelli castani sparsi per il cuscino. Oggi è il quindicesimo giorno che sono a casa da lei, e finalmente posso abbracciarla e darle il mio primo bacio.

La guardo mentre dorme a pancia in giù, con la testa verso il lato destro e un braccio sotto di essa, i capelli scompigliati, il suo respiro regolare, il viso sereno.

Quanto ci è voluto per capire che quello che c’era tra noi non era solo una semplice amicizia. Quanto ci è voluto per lasciare andare una vecchia ideologia che ci stava incastrando in un’inutile sofferenza; è vero: lei ha perso un amico e io ho perso un’amica, ma entrambi abbiamo trovato molto di più.

Abbiamo parlato tanto in questi giorni, entrambi con la tentazione di avvicinarci e sfiorarci, soprattutto dopo i nostri primi battibecchi, ed entrambi abbiamo paura che se mai dovesse andare male potremmo perdere tutto quello che siamo e che eravamo, ma in fondo avremmo perso comunque facendo finta di nulla, anzi, forse ci saremmo fatti ancora più male.

Non resisto più: mi avvicino e mi stendo sul letto accanto a lei, che nel mentre si è girata di fianco; la abbraccio da dietro, respirando tra i suoi capelli, e la sento muoversi.

“Marco…”

“Buongiorno…”

“Ma cosa…” dice con la voce ancora impastata dal sonno e voltandosi verso di me.

“Con oggi scadono i quattordici giorni di distanza, e io, oltre che finalmente stringerti tra le mie braccia, non vedo l’ora di baciarti” le dico.

“E cosa aspetti?” mi dice con un sorriso dolcissimo.

Mi avvicino e la bacio, e quelle scariche elettriche che sentivo al sol pensiero di farlo si manifestano ancora più potenti in me.

Dopo il bacio ci guardiamo per un tempo infinito, senza dirci nulla a parole, ma tutto con gli occhi.

“Sai che non mi sembra vero?” mi dice Gioia con un sussurro.

“Lo è, ed è la nostra realtà” le rispondo mentre sento il suo stomaco brontolare per la fame.

Scoppiamo a ridere e Gioia si stringe ancora di più nel mio abbraccio.

“Andiamo a fare colazione”

“Ok…” mi dice e nella sua risposta noto un tono titubante.

“Che succede?” le chiedo.

“Marco… sì, insomma…”

“Gioia dimmi…” la esorto con tono dolce.

“Vuoi continuare la convivenza o vorresti tornare a casa?” mi chiede con l’insicurezza negli occhi.

E io con un colpo allo stomaco temo che voglia rispedirmi a casa per riavere i suoi spazi.

“Ti sei già stancata di me?” le chiedo.

“No, anzi! Mi chiedo solo se tu volevi restare qui…”

“E tu lo vuoi?” le chiedo per capire meglio.

“Sì… ma solo se lo vuoi anche tu…”

“Certo che lo voglio! Gioia io voglio stare con te! So che come coppia abbiamo decisamente accelerato i tempi, visto che il giorno che abbiamo iniziato la nostra relazione combacia con l’inizio della nostra convivenza… ma ci conosciamo già, sappiamo le nostre abitudini: ad esempio so che per colazione ti piace il caffè con una torta fatta in casa, per giunta cucinata da te, che quando sei concentrata aggrotti la fronte, che quando sei stressata giochi con il lobo destro dell’orecchio, che quando sei a letto persa nelle tue paure ti raggomitoli in posizione fetale, tranquilla che da oggi ti abbraccerò io per scacciare via tutte le tue paure…” le dico, e nel mentre le elenco le caratteristiche che so di lei, Gioia mi guarda stupita.

“Come io so che abbracci il secondo cuscino mentre dormi, che ti scompigli i capelli quando non ti riesce un passaggio con la chitarra, che sorridi mentre cucini, che ti perdi mentre ascolti un brano…” mi risponde sorprendendomi.

“Lo vedi?” le dico sorridendo mentre la tengo tra le mie braccia “non hai motivo di avere paura. Affrontiamo tutto insieme: le tue paure, i miei scleri, le nostre gelosie, le nostre incomprensioni… tu ed io… noi. Ci stai?” concludo guardandola negli occhi e spostando una ciocca di capelli dal suo viso.

“Ci sto!” mi dice con gli occhi che sorridono.

E la bacio di nuovo. Questo è il nostro nuovo inizio. Chi l’avrebbe mai detto che la pandemia ci avrebbe portato qualcosa di così bello?

Canzone: Rule the world, Take That https://www.youtube.com/watch?v=D9g6WoIGWiY

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