Parole, rumori e 12 anni.

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Parole, rumori e… 12 anni di attesa prima di vedere, ascoltare e vivere un tuo concerto. E ne è valsa la pena, nell’ascoltare nella tua voce ruvida e calda la rabbia, l’ironia e l’amore verso la vita.

In pochi ho visto mettere sia nei testi, sia nella voce, la stessa rabbia, lo stesso amore, la stessa ruvidezza, lo stesso calore, come se fossero due specchi, l’uno il riflesso dell’altro.

Nel mandare in tilt la tua band mentre su una stessa base improvvisi una decina di tue canzoni, ridendo come un uomo che ha ritrovato la leggerezza di un bambino che si scopre a giocare con ciò che ama di più.

Come canti in una tua canzone, non hai visto il mondo ma hai imparato a viaggiare lo stesso, e fai viaggiare chiunque ti ascolta.

12 anni ci ho messo ad assistere ad un tuo concerto, ma chi mi conosce bene sa che a volte sono un diesel; ma per farmi perdonare ho scelto una delle date più belle che un musicista può fare: la prima, quella dove non sa se andrà tutto bene, quella dove gli imprevisti sono tra un brano e l’altro della scaletta, quella dove il musicista sente tutto il peso, nel bene e nel male, di tutto il tempo trascorso dall’ultimo live; c’è un’emozione diversa, più intesa, più viva.

E la cosa bella é stata, ed é, che la musica, in questo caso la tua, mi accoglie sempre a braccia, sangue, voce e cuore aperti.

Grazie Fabrizio, grazie perché 12 anni fa “m’ennammoravo de te”, della tua musica, dei tuoi testi diretti, ruvidi e sanguigni, come la tua voce, come te; e me ne innamoro ancora (inna-moro… sì, sono cretina). Solo un problema: mi sa che si è creata un’altra dipendenza, ma come canti tu, “siamo ancora in tempo per ricominciare a vivere”; e io ricomincio a vivere dai concerti. Ditemi dove si firma per una vita così.

Canzone: Parole, Rumori e Giorni, Fabrizio Moro. https://www.youtube.com/watch?v=4GiV_5FsqTU

Sarà ancora bello sognare insieme.

Tutto per me è iniziato qualche giorno dopo Sanremo 2017 quando, commentando sui social, un’amica mi consigliò di ascoltare una canzone che durante la settimana della kermesse per qualche giocoso scherzo del destino non avevo ascoltato. Ne sono rimasta folgorata, sia dal testo diretto, duro, ma anche dolce e pieno di forza, sia dalla musica che arriva dritta, e dalla voce, delicata e potente al tempo stesso e con un’espressività che non è da tutti. Quella canzone si chiamava Vietato Morire, e il suo autore e interprete era Ermal Meta.

Da quel momento è iniziato un nuovo capitolo di viaggi intrapresi per dei concerti, composti da chilometri e chilometri di tragitto per un live in poche ore, pasti quasi assenti, ore di sonno anche, ma tanta energia, tanta musica, il cuore che fa capire che ancora esiste, la voce lasciata nei palchi di mezza Italia, ma un nuovo enorme bagaglio di ricordi nel cuore.

E la sorpresa più bella è il constatare come ogni volta ci sia una meraviglia nuova, data da chi riesce ad elevare all’ennesima potenza le sue canzoni grazie all’energia che dona ad ogni concerto e che non risparmia mai.

Non potevo non chiudere questo nuovo capitolo sabato al Forum di Assago, dove Ermal Meta ha voluto salutare il suo pubblico festeggiando il suo compleanno, insieme alla sua band, ai Gnu Quartet, con i quali ha intrapreso un tour quasi tutto sold out e che ha donato nuove vesti, nuova magia e nuova poesia alle sue canzoni, e a J Ax, con il quale ha cantato Un’altra volta da rischiare.

E forse è proprio questo quello che lascia la musica di Ermal Meta: il provarci un’altra volta, il buttarsi un’altra volta, il rialzarsi un’altra volta; per ogni volta che si cade, per ogni volta che un’idea ti fa battere il cuore, per ogni volta che una piccola emozione ti ricorda che sei vivo. E che ti ricorda che nonostante qualsiasi schiaffo che la vita ti riservi è vietato morire e che “un sognatore, sai non dorme mai, non muore mai”.

Canzone: Vietato Morire, Ermal Meta. https://www.youtube.com/watch?v=4WMejmcT9ZY