Tutte le prime volte.

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Succede che per motivi di lavoro due colleghi vengano posti allo stesso tavolo; due che fino a quel momento si scambiano sorrisi e saluti ogni volta che si incontravano nel casermone. Succede anche che i due in questione, dal momento che si ritrovano fianco a fianco inizino a parlare del più o del meno tra una lavorazione e l’altra, per rendere più leggero il tempo e, cosa più importante e comune ad ogni essere umano, per socializzare e scoprire qualcosa di più di chi è al loro fianco 8 ore e mezza al giorno.

E succede che, parlando di libri, lei scopra che lui i libri li scrive e li pubblica anche; incuriosita, e da accanita divoratrice di tomi che è, si ritrova a leggere il libro del suo collega e ne rimane entusiasta.

La “lei” in questione sono io; il “lui” in questione è Paolo Longarini, ed il libro è “Tutte le prime volte”: degli spaccati di vita quotidiana dove racconta la bellezza di tante prime volte, dal diventare padre, a rapportarsi con le sue figlie nella loro crescita, passando per l’adolescenza.

Un libro che mi ha conquistata per l’ironia, la dolcezza e la naturalezza con la quale Paolo racconta le sue vicissitudini di uomo e di padre; non nascondo che tante volte mi sono ritrovata a ridere come una bambina, altre a riflettere ed altre ancora a trovare qualche lacrima sparsa nelle guance.

Un libro che non pretende di insegnare nulla a nessuno, anzi, che trasmette la bellezza dell’imprevisto, del non essere pronti mai a qualcosa, e nel saper ascoltare i consigli, ma anche a metterli da parte e a seguire ciò che cuore, ragione e istinto suggeriscono i quel momento.

Un libro scritto da chi, senza saperlo, mi ha insegnato che dietro un collega c’è un mondo infinito da scoprire, o anche solo da immaginare, e della bellezza della gratitudine quando scopri una parte di quell’infinito mondo, che è un tesoro.

Canzone: Esseri Umani, Marco Mengoni. https://www.youtube.com/watch?v=U-4OrzSBfm8

L’anello di HellCity.

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Succede che scopro che un ragazzo che conosco, che fino a qualche anno fa ha abitato a qualche metro da me, scrive e pubblica libri; io che di libri ne sono una mangiatrice seriale.

Decido allora di leggerli e mi appassiono a quello stile diretto, incalzante, pieno di pathos.

Fino ad arrivare ad attendere il seguito di una storia pubblicata qualche mese fa, “L’anello di HellCity”: è la storia di Jayson, abitante di una città-fortezza, super controllata da un regime perfetto; ed è in quel regime perfetto che Jayson si accorge che lì si è solo schiavi; ogni giorno passa vicino ad un muro e si chiede cosa ci sia oltre, se è vero quello che gli dicono, che c’è solo morte e distruzione dovute ad una guerra nucleare.

Quella è la stessa domanda che a volte ci poniamo o che dovremmo porci davanti ai limiti che la vita o noi stessi ci mettiamo: cosa c’è oltre?

Jayson decide di scavalcare quel muro, con l’aiuto di un suo amico e della sua voglia di libertà. Quella libertà che lo porterà a conoscere un mondo nuovo, a scoprire che se lo vuole, può essere chi desidera.

Stile incalzante e una montagna russa di emozioni, Francesco Di Giulio è riuscito a scrivere un libro, anzi due, che portano a chiedersi cosa si è disposti a fare per superare quel muro che tante volte ci costruiamo da soli, e se siamo pronti per superarlo.

Buon viaggio amico mio, e buon viaggio a te che deciderai di leggere L’Anello Di HellCity.

Canzone: I am mine, Pearl Jam. https://www.youtube.com/watch?v=Nkgv3LoQY2o

Nelle nostre ombre.

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“L’amore vero in fondo ci dice: non mascherarti, guardami negli occhi, non me ne faccio niente delle corazze dietro cui credi di nasconderti, dammi ciò che sta sotto e dentro, io voglio solo te”. Questa frase di Matteo Bussola tratta dal suo ultimo libro “La vita fino a te” mi ha conquistata qualche giorno fa.

Se poi aggiungo che il giorno dopo mi suonava in testa una canzone (che vi consiglio di ascoltare allegandovela qui sotto) e, leggendo il testo tradotto si collegava esattamente a questo concetto, non potevo non inserirla.

L’amore quello vero in fondo questo ci chiede: di gettare le maschere e farci guardare veramente per come siamo, soprattutto nelle nostre ombre, e di far gettare la maschera di chi amiamo e di guardarlo veramente per come è, soprattutto nelle sue ombre.

Ma ne abbiamo il coraggio? Abbiamo il coraggio di farci amare da qualcuno? Abbiamo il coraggio di fargli amare le nostre ombre quando noi siamo i primi ad odiarle e a nasconderle? Abbiamo il coraggio di mostrargli le nostre ferite quelle che la vita ci ha inferto e quelle che, a volte, ci causiamo da soli? Abbiamo il coraggio di buttare giù la maschera?

Lo scrive e lo chiede una che è la prima a fuggire e a rinnegare le sue ombre, dimenticando tante volte che sono quelle a renderci unici.

Canzone: Demons, Imagine Dragons. https://www.youtube.com/watch?v=mWRsgZuwf_8