Un pezzo di me.

C’è qualcosa che mi fa battere il cuore più di tutto il resto, che mi mette in agitazione più di tutto il resto, che mi crea quelle “farfalle allo stomaco” più di tutto il resto.

Un qualcosa alla quale sono legata ancestralmente, è che mi viene naturale fare, ma che al tempo stesso mi fa sentire più di tutto nuda, senza maschere, scoperta fino al fondo dell’anima: la musica.

Capita a volte che mi chiedano di cantare, e lì dopo aver accettato istintivamente, partono mille dubbi, mille domande, mille elucubrazioni: Ma perché? Ma chi me l’ha fatto fare? E se faccio brutta figura?

Queste domande me le sono poste domenica sera, poco prima di salire su un palco e cantare di fronte a un bel po’ di persone una canzone che amo particolarmente di Ermal Meta, Quello che ci resta.

Ma, in fin dei conti, non posso fare a meno di sentire il battito e il fiato accelerati, le gambe che tremano e l’anima che finalmente esce fuori, anche se non nego di avere paura di guardare negli occhi chi mi ascolta, perché la paura di mostrare troppo di me c’è.

Come c’è la voglia irrefrenabile di fare ogni volta quel salto, l’unico che riesco a fare seppur con timore, ma con la spinta verso ciò che amo più di tutto.

E tu? Hai qualcosa che ti fa fare quel salto nonostante la paura?

Canzone: Hall Of Fame, The Script. https://www.youtube.com/watch?v=mk48xRzuNvA

Salto o no?

Penso che a volte è questione di pochi secondi di follia; quelli che ci servono a prendere di pancia una decisione che, se ci fermassimo lì a pensare, forse non ci basterebbe una vita per fare quel salto, o forse nemmeno l’eternità.

A volte valutare i pro e i contro non serve, perché sappiamo benissimo che la lista non finirebbe mai o meglio, non la faremmo finire per paura: per quell’attimo di pura follia che ci dice di lasciarci andare a ciò che veramente vogliamo arriva subito il blocco razionale che ci frena.

E poi rischiamo di rimanere su quel trampolino a vita, mentre in tanti ci sfilano accanto e si tuffano, vincendo quella paura inspiegabile ma che esiste; e noi che siamo ancora lì a farci domande, mentre c’è chi quel salto lo fa, magari si fa anche male, ma almeno ci ha provato.

A volte, davvero, bastano pochi istanti di pura, illogica, irrazionale, inspiegabile follia; il tempo di un clic, di un respiro, di un battito: manda quel messaggio, fai quel salto, dì quella cosa a quella persona. Ora.

Questo lo dico anche a me, che per la maggior parte delle volte quel salto non lo faccio, che ancora sono lì a fare la lista dei pro e dei contro e, tante volte, se la prima è più lunga per una sola ragione, io ne trovo due per l’altra pur di non saltare; preferisco stare sul trampolino a vedere gli altri che saltano, si tuffano, in altre parole vivono, invece di vivere io in prima persona. Eterna insicura, eterna indecisa, eterna fragile. Questa sono io, quella che tanti definiscono forte e determinata, ma quella è solo una piccola parte di me: la punta di un iceberg pieno di dubbi, paure e incertezze.

Allora, salto o no?

Canzone: Anche fragile, Elisa. https://www.youtube.com/watch?v=fxzonH9rDw4