Storia di una quarantena: Episodio 10. Marco.

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Sono sveglio da qualche minuto, mi sono alzato e sono sulla soglia della stanza di Gioia; la guardo mentre è ancora nel mondo dei sogni: ha lasciato la persiana semi chiusa e qualche raggio di sole entra filtrato dalla finestra, dando delle sfumature ai suoi capelli castani sparsi per il cuscino. Oggi è il quindicesimo giorno che sono a casa da lei, e finalmente posso abbracciarla e darle il mio primo bacio.

La guardo mentre dorme a pancia in giù, con la testa verso il lato destro e un braccio sotto di essa, i capelli scompigliati, il suo respiro regolare, il viso sereno.

Quanto ci è voluto per capire che quello che c’era tra noi non era solo una semplice amicizia. Quanto ci è voluto per lasciare andare una vecchia ideologia che ci stava incastrando in un’inutile sofferenza; è vero: lei ha perso un amico e io ho perso un’amica, ma entrambi abbiamo trovato molto di più.

Abbiamo parlato tanto in questi giorni, entrambi con la tentazione di avvicinarci e sfiorarci, soprattutto dopo i nostri primi battibecchi, ed entrambi abbiamo paura che se mai dovesse andare male potremmo perdere tutto quello che siamo e che eravamo, ma in fondo avremmo perso comunque facendo finta di nulla, anzi, forse ci saremmo fatti ancora più male.

Non resisto più: mi avvicino e mi stendo sul letto accanto a lei, che nel mentre si è girata di fianco; la abbraccio da dietro, respirando tra i suoi capelli, e la sento muoversi.

“Marco…”

“Buongiorno…”

“Ma cosa…” dice con la voce ancora impastata dal sonno e voltandosi verso di me.

“Con oggi scadono i quattordici giorni di distanza, e io, oltre che finalmente stringerti tra le mie braccia, non vedo l’ora di baciarti” le dico.

“E cosa aspetti?” mi dice con un sorriso dolcissimo.

Mi avvicino e la bacio, e quelle scariche elettriche che sentivo al sol pensiero di farlo si manifestano ancora più potenti in me.

Dopo il bacio ci guardiamo per un tempo infinito, senza dirci nulla a parole, ma tutto con gli occhi.

“Sai che non mi sembra vero?” mi dice Gioia con un sussurro.

“Lo è, ed è la nostra realtà” le rispondo mentre sento il suo stomaco brontolare per la fame.

Scoppiamo a ridere e Gioia si stringe ancora di più nel mio abbraccio.

“Andiamo a fare colazione”

“Ok…” mi dice e nella sua risposta noto un tono titubante.

“Che succede?” le chiedo.

“Marco… sì, insomma…”

“Gioia dimmi…” la esorto con tono dolce.

“Vuoi continuare la convivenza o vorresti tornare a casa?” mi chiede con l’insicurezza negli occhi.

E io con un colpo allo stomaco temo che voglia rispedirmi a casa per riavere i suoi spazi.

“Ti sei già stancata di me?” le chiedo.

“No, anzi! Mi chiedo solo se tu volevi restare qui…”

“E tu lo vuoi?” le chiedo per capire meglio.

“Sì… ma solo se lo vuoi anche tu…”

“Certo che lo voglio! Gioia io voglio stare con te! So che come coppia abbiamo decisamente accelerato i tempi, visto che il giorno che abbiamo iniziato la nostra relazione combacia con l’inizio della nostra convivenza… ma ci conosciamo già, sappiamo le nostre abitudini: ad esempio so che per colazione ti piace il caffè con una torta fatta in casa, per giunta cucinata da te, che quando sei concentrata aggrotti la fronte, che quando sei stressata giochi con il lobo destro dell’orecchio, che quando sei a letto persa nelle tue paure ti raggomitoli in posizione fetale, tranquilla che da oggi ti abbraccerò io per scacciare via tutte le tue paure…” le dico, e nel mentre le elenco le caratteristiche che so di lei, Gioia mi guarda stupita.

“Come io so che abbracci il secondo cuscino mentre dormi, che ti scompigli i capelli quando non ti riesce un passaggio con la chitarra, che sorridi mentre cucini, che ti perdi mentre ascolti un brano…” mi risponde sorprendendomi.

“Lo vedi?” le dico sorridendo mentre la tengo tra le mie braccia “non hai motivo di avere paura. Affrontiamo tutto insieme: le tue paure, i miei scleri, le nostre gelosie, le nostre incomprensioni… tu ed io… noi. Ci stai?” concludo guardandola negli occhi e spostando una ciocca di capelli dal suo viso.

“Ci sto!” mi dice con gli occhi che sorridono.

E la bacio di nuovo. Questo è il nostro nuovo inizio. Chi l’avrebbe mai detto che la pandemia ci avrebbe portato qualcosa di così bello?

Canzone: Rule the world, Take That https://www.youtube.com/watch?v=D9g6WoIGWiY

Storia di una quarantena: Episodio 9. Gioia.

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Siamo arrivati ufficialmente alla Fase 2, dove piano piano, lentamente, ci si riappropria della normalità. Io ancora lavoro da casa e non mi dispiace, posso finalmente andare a trovare mia madre, ma gli amici ancora no, anche se con loro ci mettiamo d’accordo per incontrarci al supermercato, rispettando la distanza di sicurezza.

Ogni volta che vedo o sento Marco è un colpo al cuore: si è ripreso dalla storia finita con Sara, e mi ha anche detto che per ora vuole stare tranquillo; nel mentre mi chiede informazioni sul famoso “tipo” che mi piace, e io ogni volta devo appuntare le caratteristiche di quest’uomo immaginario, per non destare sospetti.

Ora sono in video chiamata con Laura e ovviamente stiamo parlando di Marco:

“Ma perché non glielo dici?”

“Ma sei matta? Sai che figura ci faccio? E poi lo perderei…”

“Secondo me no…” mi dice con uno sguardo strano.

“Laura… c’è qualcosa che tu sai e io no?”

“Io? Nulla…”

“Laura…” le dico fissandola attraverso lo schermo nei suoi occhi verdi.

“Dico che voi due siete due scemi! Vi piacete entrambi, mi mettete in mezzo e…” mi ribatte sbottando.

Il cuore manca di un battito.

“Cos’hai detto?”

“Che mi mettete in mezzo!” risponde imbarazzata.

“No, prima…”

“Che vi piacete!”

“Non prendermi in giro Laura!”

“Non ti prendo in giro! Marco me lo ha confessato qualche giorno fa… tu gli piaci e non come amica!”.

Non riesco a credere a quello che Laura mi sta dicendo. Possibile che io piaccia a Marco e non me sia mai accorta?

“E perché non si fa avanti allora?”

“Perché la cretina della mia migliore amica gli ha fatto credere che le piace un altro!” mi risponde quasi urlando.

E io resto di sasso, perché so che ha ragione.

“Sono una cretina…”

“Confermo!”

“E quel messaggio che mi ha mandato Sara allora?” le chiedo, riferendomi a una foto che Sara mi ha inviato qualche giorno fa di lei e Marco, dicendomi che erano tornati insieme.

“Foto vecchia come Matusalemme! Se solo lo avessi chiesto a Marco!”

“Lo so, ma avevo paura…”

“Fatti avanti, amica mia!”

“Tu dici?”

“Dico!”.

Ad un tratto suonano alla porta e noto che Laura si agita.

“Amica mia, mi sa che hai visite! Io ti lascio… ehm, ciao!”

“Ciao!” dico stupita a uno schermo vuoto visto che Laura ha già interrotto la telefonata.

Sospiro, vado ad aprire e… se non muoio di infarto durante questa pandemia, non muoio più: davanti a me c’è Marco con una valigia, una chitarra, mascherina sul volto e gli occhi che brillano.

“Considerato che teoricamente devo stare 14 giorni in isolamento, ce la fai a sopportare la mia presenza non presenza?” mi chiede “io non so se ce la farò a non prenderti per mano e a darti il nostro primo bacio, soprattutto dopo che ti avrò detto che non ti voglio più solo come migliore amica, ma anche come compagna e amante” aggiunge guardandomi intensamente negli occhi. E io mi devo appoggiare al mobile di ingresso per non cadere.

“Marco… tu sei pazzo! Se ti beccano qui…”

“Ma se io resto chiuso dentro casa tua per 14 giorni senza uscire no!” mi dice “Gioia, l’ho capito che quel tipo sono io, o meglio me lo ha fatto capire Laura… perché non mi hai detto nulla?” mi chiede, mentre entra dentro casa e si toglie la mascherina, restando ad almeno un metro da me. Dio solo sa la forza che mi serve per non fiondarmi tra le sue braccia.

“Perché tu stavi insieme a Sara, che è molto più bella di me, e poi non volevo perdere il mio migliore amico…” gli dico con voce tremante e le lacrime agli occhi.

“Stavo con Sara, è vero… ma Sara non è te, te che mi ascolti, che ci sei, che mi mandi a quel paese senza problemi, che nonostante sai che sto per fare una cazzata e me lo dici mi offri la tua spalla, che ti perdi nella mia musica… e io voglio esserci per te, mandarti a quel paese senza problemi, essere la tua spalla per combinare una cazzata e farti perdere nella mia musica… oltre che non vedo l’ora di baciarti e perdermi in te e nella nostra storia… e ti assicuro che al sol pensiero sento scariche elettriche in tutto il corpo… mi hanno detto che questa cosa si chiama “chimica”… ” mi dice con voce dolce ed occhi che immobilizzano i miei.

Io non ho parole… quello che mi sembrava impossibile sta diventando realtà. Le lacrime iniziano a sgorgare senza freni.

“Gioia, dimmi qualcosa, ti prego…” mi chiede Marco implorante.

“Dovrò fare uno sforzo immane per non baciarti e non abbracciarti nei prossimi quattordici giorni, ma ci sono riuscita per tutto questo tempo, ce la posso fare…”

“Recupereremo, tesoro, fidati!” mi dice con voce suadente e facendomi l’occhiolino.

“Marco! Così non mi aiuti!” ribatto frustrata “e della nostra amicizia? Che ne sarà?”

“Sarà ancora più bello, Gioia. Quando litigheremo ci chiariremo, faremo pace… e non ci perderemo” mi dice Marco dolcemente “Allora? Posso stare qui?”

“E come farai con le video lezioni?”

“Ho il pc con me, e ovviamente ti pago corrente, luce, gas e acqua, spesa… il pianoforte che hai ancora funziona?”

“Sì” gli rispondo titubante.

“Che succede?” mi chiede notando la mia incertezza.

“Marco… questa sarebbe una convivenza… e tu sei allergico… forse dovrei ricordarti come è andata a finire con Sara…”

“Ma Sara non è te, Gioia. E io voglio stare con te”.

Le lacrime riprendono ad uscire.

“Perchè non posso abbracciarti?”

“Perché ne vale della nostra salute… quattordici giorni e poi recupereremo in baci, abbracci e molto altro!” mi dice ammiccando.

“Scemo! Ti accompagno in quella che sarà la tua stanza.”

“Grazie… ma solo per i prossimi quattordici giorni. Dopo mi trasferirò nella tua!” mi dice con tono deciso e io arrossisco.

“Ok”.

E, ancora incredula, lascio uscire il mio migliore amico dalla mia vita e faccio entrare il mio ragazzo.

Sarà dura resistere 14 giorni!

Canzone: Piccola Stella, Ultimo. https://www.youtube.com/watch?v=lVoeJIakscs

Storia di una quarantena: Episodio 8. Marco.

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“Cioè, fammi capire… tu hai detto alla tua migliore amica che se tu fossi al posto di quello che le piace faresti carte false per essere il suo fidanzato?” mi chiede Alessio, il mio migliore amico davanti allo schermo del mio pc durante una videochiamata.

“Esatto…” gli dico prima di buttare giù mezza bottiglia di birra.

“Marco, amico mio carissimo… c’è qualcosa che mi sfugge o che non mi hai detto?” mi domanda Alessio con un sopracciglio alzato.

“Cosa ti avrei dovuto dire?” ribatto io scocciato.

“Mah… forse che per caso ti piace la tua migliore amica?”

“Ma sei scemo? No!” rispondo urlando.

“Oh! Innanzitutto calmati… e poi ne sei proprio sicuro?”

“Sicurissimo!”

“Bene… e perché qualcosa mi dice che appena saprai chi è il fortunato che fa battere il cuore di Gioia tu non vedrai l’ora di andare a pestarlo come l’uva in tempo di vendemmia?” mi incalza dietro ai suoi riccioli biondi che gli velano gli occhi azzurri.

“Perché voglio semplicemente assicurarmi che non faccia soffrire una delle persone a me più care…”

“Bene… allora immagino che non vedrai l’ora di pestare me, visto che prima ho avuto una video chiamata con Gioia e ci siamo dichiarati…”

“Che cosa?” grido stupefatto.

“Hai capito bene… e non vedo l’ora che finisca la quarantena per incontrarla così da amore platonico passiamo ai fatti… non so se mi spiego” ribatte Alessio con tanto di sguardo eloquente e occhiolino.

Nel mentre sento la rabbia salire.

“Tu non la tocchi nemmeno con un dito!”

“Ah no? E perché? A lei piaccio, lei piace a me… e dopo tutta quest’astinenza sarebbe ora di…”

“Io ti spacco la faccia!” gli urlo contro.

A quel punto Alessio inizia a ridere.

“Che ridi?” continuo furibondo.

“C’è che ci ho beccato in pieno amico mio… tu sei cotto della tua migliore amica… e, rilassati. Gioia è una bella ragazza, ma non è il mio tipo. Soprattutto da dopo che ho visto quello che potresti farmi!” mi dice continuando a ridacchiare.

“Stavi scherzando prima?”

“Assolutamente sì, volevo vedere se dicevi la verità… e infatti la tua era una bugia bella e buona…”

“Gesù… Alessio, mi hai fatto perdere dieci anni di vita…” gli dico sospirando mentre mi passo una mano tra i capelli, arruffandoli.

“Ma almeno ora lo ammetti?” mi chiede serio.

Sospiro: davanti a quella che è stata la mia reazione non posso più mentire.

“Sì…”

“E ti ci è voluto tanto ad ammetterlo?”

“Sì! Soprattutto se in gioco c’è la mia amicizia con Gioia…”

“Marco, sai bene che già da ora non lo è più… dal momento in cui hai finalmente capito di provare qualcosa per lei che va oltre” mi dice Alessio.

“Che dovrei fare ora?”

“Provare a farti avanti a poco a poco…”

“Dimentichi un particolare: c’è un tizio per il quale lei è presa…”

“E tu prova a capire chi è, e nel mentre inizia a corteggiarla, in maniera soft, poi vedi che accade…”

“Dici?”

“Dico. Magari chiedi a tua sorella di darti una mano: lei e Gioia sono amiche…”

“Hai ragione! Senti ti lascio e nel mentre togliti dalla testa Gioia!”

“Ma sei cretino o ci fai? Non me ne importa nulla! E comunque se stai già così per lei, sei messo davvero male…”

“Già, ciao Alessio”

“Ciao Marco”.

Chiudo la video chiamata con Alessio e sospiro frustrato. Ma da quando è nato quello che sento per Gioia? Possibile che non me ne sia reso conto? E possibile che ci sono voluti Sara e Alessio per farmelo capire? Ma soprattutto: ora come farò con lei?

Prendo il telefono e chiamo mia sorella:

“Fratellone! Qual buon vento?” mi risponde allegra.

“Laura, devo parlarti di una cosa…”.

Canzone: La stella più fragile dell’universo, Ultimo. https://www.youtube.com/watch?v=xgTBKe5nRuw

Storia di una quarantena: Episodio 7. Gioia.

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Marco è davanti a me attraverso lo schermo, e dietro la sua tranquillità noto amarezza nei suoi occhi. Mi aveva raccontato nei giorni scorsi che non aveva preso bene la decisione di Sara di andare a vivere da lui e anche che non facevano altro che discutere, ma da quelle confidenze a decidere di troncare una relazione di due anni… devo dire che mi ha spiazzata.

Dentro di me dovrei essere felice, ma davanti alla tristezza della persona a cui tengo di più lo stomaco si contorce.

“Come stai?” gli chiedo.

“Ancora non ci credo… cioè, non pensavo che con Sara sarei arrivato fino a questo punto… però questa convivenza ci ha portati a tirar fuori il peggio di noi…” mi risponde scompigliandosi ancora di più i suoi capelli ribelli.

“Magari avete fatto il passo più lungo della gamba… usa questi giorni per capire se ancora ci tieni a lei e poi magari chiamala… vedi quello che prova lei e decidete cosa fare, se magari ricominciare a piccoli passi o lasciare così…”.

Marco mi guarda attraverso lo schermo stupito:

“Sai che non mi aspettavo che mi dicessi questo?”

“E perché?” gli chiedo curiosa.

“Perché tu e Sara non siete mai andate d’accordo, e ora tu mi dici di vedere se con lei c’è qualche possibilità di riprovarci?”

“Ti ricordo che sono io che a Sara non stavo simpatica, io ho reagito di conseguenza. Però sto cercando di mettermi nei suoi panni: come reagirei io se il mio ragazzo trascorresse un’ora al giorno con la sua migliore amica? E mi dico che forse anche io sarei gelosa, non dell’amica stessa, ma del rapporto che ha con lei… quando siete stati insieme in questo mese di convivenza, cosa facevate?”.

Marco sospira.

“Discutere per delle cose stupide, per poi fare pace prima di andare a dormire, solo che la mattina seguente ricominciavamo…”

“E perché?”

“Perché in fondo non mi è mai andata giù questa storia della convivenza, e anche il fatto che Sara non si sia mai interessata veramente a ciò che faccio… sai che ogni volta che iniziavo a suonare mi rompeva le scatole perché “facevo rumore”? Non musica, rumore!” mi racconta sconcertato.

“Beh, guarda il lato positivo: non si è avvicinata a te perché fai il musicista…” gli ribatto ironicamente.

“Sì, ma un conto e non essere appassionati della stessa cosa, un conto e non capirci nulla e arrivare a detestarla! Sia chiaro, non che io voglia accanto a me una persona che deve amare per forza quello che faccio, ma nemmeno denigrarlo!” mi dice.

“Beh, in effetti…” gli dico mentre mi alzo per prendere una birra dal frigo.

“Gioia… so che sto per dire qualcosa che a voi donne può far diventare le creature più dolci del mondo o la bambina dell’Esorcista… ma, sbaglio o sei dimagrita?” mi chiede Marco. E io resto colpita dal fatto che se ne sia accorto semplicemente guardandomi da uno schermo.

“Veramente sì… ho perso due chili… con tua sorella e mia mamma ci diamo appuntamento tre volte a settimana per fare ginnastica insieme. E poi per andare a fare la spesa vado a piedi”

“Stai molto bene… cioè, non che prima non stavi bene…” mi dice imbarazzato. E io scoppio a ridere.

“Marco, tranquillo! Diciamo che ad inizio quarantena non mi vedevo bene e, motivata da mia mamma ho deciso di prendermi cura di me…”

“C’è di mezzo un ragazzo?” mi chiede con occhi sornioni.

“Ma perché di fronte a un cambio di una donna ci deve essere per forza un uomo?” gli ribatto io.

“Mah, dicevo così per dire…”

“E comunque, sì, c’è!”

“Cosa? E perché io non ne so nulla?” mi chiede quasi infastidito.

“Perché non ho mai avuto modo di parlartene…” gli dico imbarazzata.

“E chi sarebbe questo tipo? Lo conosco?”

“No” mento.

“Ma lui sa che ti piace?”

“Ehm.. no” questa è la verità.

“E perché non ti fai avanti?”

“Perché a lui non interesso, e perché non sono questo granché di donna…”

“Ma che dici? Tu sei speciale, Gioia, sai ascoltare, hai ironia, e io mi trovo benissimo a parlare con te… e poi anche fisicamente non sei male…”.

Il cuore manca di un battito quando ascolto Marco.

“Davvero?” gli chiedo mentre sento le guance andare in fiamme.

“Sì… e ti dico anche che sono invidioso di questo tipo…”

“E… perché?” gli chiedo mentre credo di non sentire più i battiti.

“Perché già sono fortunato io ad averti come amica, figuriamoci quest’uomo quanto lo sarà quando avrà tutte le tue attenzioni dopo che lo avrai conquistato. Io pagherei oro per avere una donna come te al mio fianco”.

Ok, credo che sto per avere un infarto.

Canzone: Una poesia anche per te, Elisa. https://www.youtube.com/watch?v=Ol8pdwcPBXE

Storia di una quarantena: Episodio 6. Marco.

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“Per quanto andrà avanti questa storia dell’aperitivo a distanza con la tua amica?” mi chiede seccata Sara mentre è stesa sul divano in soggiorno.

Ormai è trascorso un mese dall’inizio del lock down, e Sara ogni volta mi stressa con questa storia.

“Fino a quando non potremo farlo dal vivo e vederci quando vogliamo” le ribatto a tono mentre sono seduto in poltrona e guardandola negli occhi.

“Peccato che non ti sia mai chiesto se io ne sono felice o no…”

“Ma che cosa ti ha fatto Gioia si può sapere?” le chiedo scocciato.

“C’è che appena ti scrive o appena ti chiama tu corri da lei!” mi risponde con rabbia.

“E non facevo la stessa cosa con te?”

“Hai detto bene: facevi…”

“Beh, perché forse ti sei auto invitata a casa mia senza chiedere la mia opinione e giudichi ogni cosa che faccio!”

“Ancora con questa storia? Marco, sono passate tre settimane!”

“E tu non mi lasci respirare!”

“E per te “lasciarti respirare” significa tradirmi con la tua migliore amica?”

“Ma che stai dicendo? Gioia e io ci sentiamo ogni giorno per l’aperitivo, parliamo e basta, mentre con te ci sto tutto il giorno e la notte nello stesso letto quando non provo o sono impegnato con le lezioni con i miei allievi!”

“Sì, ma non mi pare che tu mi dia molte attenzioni….” mi dice amareggiata.

“Sara… questo è un periodo tosto per tutti… e poi cerca di capire: tu ed io un passo del genere non lo avevamo ancora pensato, e farlo in un tempo come questo, dove si è costretti a stare 24 ore su 24 insieme, senza poter uscire e prendere un po’ d’aria… già la convivenza è un passo enorme, con una situazione come questa è estremo…” le rispondo con tono comprensivo.

“E forse ho sbagliato anche il momento per noi…” mi dice con un filo di voce.

“Cosa vuoi dire?” le chiedo allarmato.

“Ti vedo con la testa altrove: la tua musica, i tuoi allievi, tua sorella, la tua amica… e io non ci sono…” mi dice con tono amareggiato “sai, ho pensato che la convivenza ci aiutasse… ma invece ci ha portarti ad allontanarci sempre di più…”

“Sara, cosa stai cercando di dirmi?”

“Che forse è il caso che torni a casa mia… magari con la lontananza capirai che ti manco… e che tu manchi a me…”.

La guardo sbigottito e inizia a crescere in me l’amarezza per non aver compreso le sue richieste di attenzioni nascoste nelle critiche verso il mio rapporto con Gioia; forse davvero non le ho dedicato molto tempo e me ne sto pentendo.

“Capirai che la tua amica non conta più di me, che è me che vuoi, anche perché, con tutto il rispetto, solo uno scemo potrebbe scegliere lei a me…”.

“Ma che cosa dici? Ora cosa c’entra Gioia? E poi non ti permetto di parlare così della mia migliore amica!” le dico in tono rabbioso. In pochi istanti è riuscita ad abbattere l’idea di chiederle scusa e di restare per provare di nuovo la convivenza con un atteggiamento diverso.

“Ecco, lo vedi? La difendi anche!”

“Certo che la difendo, soprattutto con persone come te!”

“Come me? E come sarei io?”

“Superficiale e invidiosa del mio rapporto con lei, visto che tu non hai un’amica o un amico con il quale hai un rapporto del genere! E sì, hai ragione: è meglio che torni a casa tua, e soprattutto, è meglio che tra me e te finisca qui!”

“Mi stai lasciando?”

“Esattamente! E ora, se mi fai il favore, saresti pregata di fare le tue valigie ed andartene” le dico in tono rabbioso indicandole la porta di ingresso di casa mia, ma allo stesso tempo sento un macigno liberarsi da dentro di me. Lei mi guarda con occhi di sfida.

“Sai che non lo posso fare…”

“Perché?” le chiedo aggrottando la fronte.

“Perchè con la fase 1 non posso spostarmi…” mi risponde con un ghigno.

“Ma se io informo le forze dell’ordine che tu non sei né residente né domiciliata qui sì…” le rispondo a tono.

“Tu non saresti capace di farlo…”

“Scommettiamo?” le dico prendendo il telefono.

Lei mi guarda stupita.

“Hai vinto la battaglia, ma non la guerra…”

“Non sarei così sicuro… e ora, mi faresti la cortesia di andare a raccogliere le tue cose ed andartene?”.

E in meno di due ore Sara va via da casa mia, sancendo la fine della nostra relazione; e io non mi sento né addolorato, né triste, solo un po’ amareggiato, come invece dovrebbe essere. Prendo il telefono e chiamo Gioia:

“Ehi! Che succede?”

“Ho mandato via Sara, e con lei ho chiuso la nostra storia”

“Che cosa? E tu come stai?”

Guardo l’ora e poi le rispondo:

“Ti va se anticipiamo di un’ora il nostro aperitivo in video chiamata?” le chiedo.

“Per te farei qualsiasi cosa, lo sai” mi risponde Gioia. E io sono felice.

Canzone: Whatever It Takes, Imagine Dragons. https://www.youtube.com/watch?v=gOsM-DYAEhY

Storia di una quarantena: Episodio 5. Gioia.

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“Allora, alla tua salute amica mia!” mi dice Marco in videochiamata facendomi cenno con la sua bottiglia di birra.

“Alla tua salute, amico mio!” rispondo io.

Ormai il nostro “aperitivo a distanza” è diventata una piacevole abitudine; è trascorsa una settimana da quando Marco ed io abbiamo iniziato e ne sono felice.

Da quello che noto dallo schermo, lui come me ha scelto come location preferita per il nostro appuntamento il balcone: ad inizio quarantena era un simbolo per esorcizzare quello che stava succedendo, con la gente che cantava, ma poi la gravità della situazione ha portato le persone a non farlo più. E ora, almeno per me, rappresenta quella possibilità di aria e di libertà che ancora non ci si può permettere stando per strada.

“Allora, che mi racconti? Come va con le grafiche?” mi chiede Marco tra un sorso e un altro di birra.

“Bene, alla fine lavorare da casa non è così male, tranne quando la connessione fa i capricci… e tu con i tuoi allievi?”

“Molto bene, anche noi a volte abbiamo problemi di connessione, ma ridiamo come matti e riusciamo a stemperare la tensione”

“Tu sei bravissimo in questo e poi i tuoi allievi ti adorano, li fai sentire a loro agio”

“E tu cosa ne sai?” mi chiede alzando un sopracciglio.

“Dimentichi che ne conosco alcuni… l’altro giorno, quando tornavo dal supermercato, ho incontrato la mamma di Michele e mi ha chiesto di te, dicendomi che Michele è felicissimo delle lezioni”

“Mi fa piacere” mi dice adombrandosi mentre i suoi ricci castani gli ricadono sugli occhi.

“Ehi, che succede?” gli chiedo.

“Succede che ora è Sara che vuole andare a fare la spesa, così io non ho possibilità di uscire” mi risponde sconsolato.

“E se provi a dirglielo spiegandole le tue ragioni? Magari lo comprende e uscite una volta ciascuno…”

“In realtà glielo avevo già detto, e lei mi ha detto che era d’accordo, poi l’altro giorno mi sono svegliato, convinto di uscire e dell’appuntamento che avevo con te per incontrarci al supermercato, ma lei era già uscita, lasciandomi un biglietto dicendo che era andata lei al supermercato” mi risponde amareggiato.

Ho un presentimento, ma non glielo dico, non vorrei che per causa mia litigasse di nuovo con Sara.

“Secondo me lo fa per non farci incontrare, già non digerisce la storia dell’aperitivo…” aggiunge Marco, come se mi avesse letto nel pensiero.

“Ma no, dai! Cosa vai a pensare, Marco?” mento.

“Ammettilo che lo hai pensato anche tu” mi dice puntandomi l’indice e con uno sguardo al quale non so dire bugie.

“Ok, lo ammetto… però, Marco, sono solo nostre supposizioni, e poi magari lei ha ragione…”

“In che senso scusa?” mi chiede accigliato.

“Beh, che hai un appuntamento fisso con me, e poi facciamo in modo di incontrarci al supermercato… io se fossi la tua ragazza, un po’ gelosa lo sarei…”

“Gioia! Non stiamo facendo nulla di male! Siamo amici da vent’anni e tra noi non c’è nulla! Di cosa dovrebbe essere gelosa la donna che vive 24 ore su 24 con me?” mi chiede retoricamente con un tono brusco. E io ci resto male.

“Nulla…” dico sussurrando e abbassando la testa.

“Ehi, scusa ho esagerato con il tono, ma questa quarantena mi rende nervoso… ho detto qualcosa di sbagliato?”

“Nulla, Marco! Siamo amici, no? E poi una ragazza bellissima come Sara può essere gelosa di me?” gli chiedo acida.

“Gioia…”

“Devo andare, Marco. Ho una telefonata con mia madre. A domani” chiudo senza nemmeno ascoltare il suo saluto.

Ma che mi è preso? Marco ha detto una cosa ovvia! Lui ed io siamo amici, e per giunta ha già una ragazza, per giunta bellissima. Che mi credo di fare? Una scenata di gelosia rischiando di perdere il mio amico?

Provo a richiamarlo.

“Che succede?”

“Scusami per prima, sono stata un’idiota”

“Gioia, ho sbagliato anche io a rivolgermi a te con quel tono, scusami. Io ci sono sempre per te, non dubitarne mai, ok? Ti voglio bene, ci tengo a te e non voglio perderti” mi dice con tono dolce.

“Nemmeno io…” gli dico mentre una lacrima scende sulla guancia.

“Va tutto bene… cavoli, quanto vorrei essere lì per perdermi in un tuo abbraccio…” mi sussurra Marco e io ho un brivido.

“Anche io…”

“Allora sarà la prima cosa che faremo quando saranno riammessi gli abbracci. Ti voglio bene, testona!”

“Anche io, Marco, non sai quanto!”

“A domani, Gioia”

“Ciao, Marco”.

Già, non sai quanto ti voglio bene, Marco… così tanto che forse ti amo.

Canzone: Vuoi vedere che ti amo, Gianluca Grignani e L’Aura. https://www.youtube.com/watch?v=W6vlv9OrMbc

Storia di una quarantena: Episodio 4. Marco.

In evidenza

Terzo giorno di quarantena, io sono in fila davanti al supermercato e ancora non credo ai miei occhi: sembra quasi un film, ma non lo è, tutti con mascherine, guanti e distanziati almeno di un metro, per non parlare delle strade deserte e del silenzio irreale che ci avvolge; se qualcuno anche solo due settimane fa mi avesse detto che saremmo finiti così non ci avrei creduto.

Mi guardo attorno, sperando di vedere arrivare Gioia, alla quale ho dato appuntamento qui ieri sera durante una nostra breve telefonata, dopo che ho parlato con mia sorella Laura: mi ha detto che Gioia soffre per questa distanza, e in realtà ne soffro anche io; ho provato anche a parlarne con Sara, per farle capire che non posso fare a meno della mia migliore amica, ma puntualmente lei ha deviato il discorso; devo capire come fare. E finalmente la vedo arrivare e prendere posto dietro di me, anche lei con guanti e mascherina, ma nonostante tre quarti del viso siano coperti, i suoi occhi brillano quando mi vede, e credo anche i miei.

“Come stai?” le chiedo.

“Sto iniziando a famigliarizzare con questa nuova situazione. Tu? Come fai con il tuo lavoro?” mi chiede a sua volta.

Io sono un musicista, e quando non sono in tour con alcuni cantanti che hanno raggiunto un certo livello, insegno ai bambini chitarra, pianoforte e basso.

“Mi sto organizzando con i miei allievi per le lezioni online, mentre i concerti per ora tutti rimandati a data da destinarsi”

“Mi dispiace” dice amareggiata.

“Ehi, quando vuoi mi puoi chiedere di suonare per te, lo sai?” ribatto con dolcezza. A Gioia piace tantissimo la musica, e vedere il suo viso mentre suono è pura poesia, al contrario di Sara, alla quale non interessa più di tanto.

“Certo! Ma Sara te lo permette?” mi chiede.

“Sara deve capire che è un’ospite e che non le ho chiesto io di trasferirsi da me. Se non le sta bene quello che faccio, può tornare a casa sua” le rispondo e Gioia sembra tranquillizzarsi.

“Come sta andando la convivenza?”

“Non benissimo. Sarà che non mi aspettavo questa cosa… ma discutiamo spesso”

“Mi dispiace”

“Dai, che in fondo ne sei felice!”

“No, se tu ci stai male” mi risponde guardandomi dritto negli occhi, e io ne rimango colpito. Ma ha sempre avuto quegli occhi così belli? Possibile che io non me ne sia mai accorto?

“Hai sentito quanto si è alzato il numero dei contagiati?” le chiedo per cambiare discorso.

“Già… per non parlare delle vittime… poveri famigliari…”

“Già… senti, la mia proposta per l’aperitivo a distanza è ancora valida. Ti va se iniziamo da stasera? Verso le 19?”

“E Sara non avrà da ridire?”

“Sara dovrà rispettare le mie scelte e il fatto che voglio stare almeno una mezz’ora al giorno con i miei amici, e tu sei la mia migliore amica. Allora, ci stai?” le dico con tono deciso.

“Sì” mi dice con voce flebile, e scommetto che le sue guance si sono arrossate. Nel mentre ho un brivido.

“Perfetto, a stasera allora” le dico mentre è il mio turno per entrare al supermercato.

“Ciao Marco”.

Ho di nuovo la mia amica, e ne sono felice, così tanto che sento una morsa piacevole allo stomaco, non mi è mai successo prima di oggi.

Canzone: La storia del mondo, Nek. https://www.youtube.com/watch?v=Pc4fHL7R7bM

Storia di una quarantena: Episodio 3. Gioia.

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Questa notte non ho dormito e le ragioni sono tante: questa quarantena forzata che è iniziata, io che sono isolata dalle persone che amo, incluso il mio migliore amico che ha avuto come sorpresa la sua ragazza che, approfittando di questa situazione, si è trasferita a casa sua, e questo sta a significare che le nostre chiacchierate si ridurranno drasticamente.

Sospiro sconsolata mentre bevo il primo caffè della giornata, quando ad un tratto squilla il telefono: è mia madre.

“Mamma…”

“Ciao, tesoro! Come stai?”

“Bene…” mento.

“Gioia, lo sai che non sai dire le bugie, vero?” ribatte lei sospirando.

“Sì, lo so”

“Che succede?”

“Tutta questa nuova situazione mi fa paura, mamma… e poi sono sola”

“Non ho pensato a dirti di venire da me ieri, scusami…”

“Mamma, ormai sono due anni che vivo da sola. Tornare a casa avrebbe scombussolato gli equilibri, e poi possiamo sempre sentirci, no?”

“Certo! E puoi chiamare tutte le volte che vuoi, bambina mia…” mi dice, nonostante io abbia superato i trenta da un anno e mezzo.

“E la stessa cosa vale per te” le rispondo.

“Marco?”

“Marco è a casa sua e ieri sera si è presentata la sua ragazza per trasferirsi da lui…”

“Figurati! Ne ha approfittato subito!” ribatte mia mamma e a me viene da ridere “Tesoro, tu lo sai che ti voglio bene, ma sai anche cosa ne penso di te e Marco… perché non glielo dici?”

“Perché lo perderei mamma!”

“E se invece fosse un’occasione per lui per capire che prova esattamente lo stesso che provi tu per lui?”

“Non diciamo cavolate, mamma! Ma l’hai vista Sara? E hai visto me?”

“Beh, tu cos’hai che non va?”

“Io sono anonima, mamma, per non parlare di qualche chilo in più che ho, mentre Sara…”

“Sara è un palo della luce, fissata con semi e germogli… secondo me, con questa convivenza che sta imponendo a Marco, lui si accorgerà dell’errore che sta facendo. E in quanto a te, signorina, se c’è qualcosa che non ti piace di te, cambialo! Magari approfitta che sei a casa, quando non lavori, di iniziare a fare qualche esercizio. E se vuoi lo farò anche io con te! Che ne dici?”

Non so come mai, ma le parole di mia mamma mi svegliano dal torpore.

“Dico che ci sto! Ti va se coinvolgo anche Laura?” le chiedo.

“Certo! Così ci motiviamo a vicenda!”

“Allora appena chiudo la telefonata con te la chiamo… grazie mamma!”

“E di cosa? Sei la mia bambina, e voglio che tu sia felice! E questo è solo il primo passo… poi dovrai farti avanti con Marco, lo sai?”

“Non molli, eh?” le dico sospirando mentre poso la tazzina del caffè nel lavandino della cucina.

“No, se si tratta della felicità di mia figlia” ribatte lei e a me viene da piangere.

“Ti voglio bene, mamma”

“Anche io”.

Chiamo Laura, la mia amica che conosco da almeno vent’anni, nonché sorella di Marco, e la coinvolgo.

“Certo, Gioia! Ci sto!”

“Benissimo!”

“Sei riuscita a sentire Marco?”

“No… a dir la verità non mi sono fatta viva… ora sarà occupato con Sara…” le rispondo mentre cammino avanti e indietro per il soggiorno.

“E figurati se gli lascia un minuto d’aria! Io gliel’ho detto ieri sera che doveva rimandarla a casa…”

“Sei riuscita a sentirlo?”

“Sì, ma ci siamo scambiati solo pochi messaggi”

“E che ti ha detto?”

“Che gli dispiace della situazione che si è creata con te, ma con il fatto che a Sara non vai a genio non sa come fare…”

“Potrebbe semplicemente mandarmi un messaggio o una breve telefonata, almeno so che ho ancora un amico” ribatto seccata.

“Dai, se ci riesco provo a parlarci io… “

“Grazie, Laura!”

“E poi non sarebbe male averti come cognata… almeno non avrei Sara!”

“Grazie, eh?! E comunque lo sai che Marco e io siamo solo amici” le rispondo mentre le mie guance vanno in fiamme.

“Sì, e io sono Monica Bellucci! Non demordere, amica mia! Allora ad oggi pomeriggio per la ginnastica a distanza!”

“Già rido!”

“Anche io! E ti faccio sapere se sono riuscita a sentire mio fratello!”

“Grazie! Ehm… Laura, non ti darebbe fastidio se tuo fratello e io in un mondo parallelo ci mettessimo insieme?” le chiedo sulle spine.

“In un mondo parallelo sì…”.

Ecco, lo sapevo! Al solo ascoltare quelle parole mi si gela il sangue.

“In questo no!” aggiunge, e dal tono di voce capisco che sta sorridendo.

“Grazie, amica mia”

“A te! E a dopo per la nostra ora di ginnastica!”.

Chiudo la telefonata e sospiro: non so nemmeno io in quale situazione mi stia cacciando. Ma mi manca il mio migliore amico, e sentirlo ogni tanto non significherà togliere tempo a Sara.

Canzone: Fai rumore, Diodato. https://www.youtube.com/watch?v=Ogyi0GPR_Ik

Storia di una quarantena: Episodio 2. Marco.

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“Che cosa ti è saltato in mente?” urlo a Sara appena chiudo la telefonata con Gioia e noto accanto a lei due valigie. Lei come se nulla fosse entra immergendosi nell’open space dove abito.

Non posso credere che Sara abbia preso una decisione così importante senza avermelo nemmeno detto.

“Oh, grazie! Però non manifestare così tanto entusiasmo per questa idea che ho avuto!” mi replica stizzita mentre si aggiusta la sua chioma bionda e si siede sul divano di ecopelle rosso.

“Almeno potevi chiedere la mia opinione prima di decidere!” ribatto io furente restando in piedi.

“Lo avrei fatto se tu non stavi al telefono con quell’antipatica della tua amica. A proposito: lo sai che sta diventando una palla al piede, sì? Dovrebbe capire che hai una ragazza e che dovresti dedicare il tuo tempo a me invece che a lei!”.

Solo a sentire quelle parole la rabbia cresce sempre di più. Sono consapevole che Sara non sopporti Gioia e il rapporto che ho con lei, ma Gioia è mia amica, ci tengo e per nessuna ragione al mondo la metterei da parte, tanto meno per una donna.

“Innanzitutto non ti permetto di parlare così della mia migliore amica, e poi non è che tu ed io anche se stiamo insieme dobbiamo stare appiccicati tutto il tempo!”

“Io ti starei appiccicata tutto il tempo? Ok, se la metti così torno a casa mia…” mi dice voltandosi per andarsene.

“No, aspetta, Sara…” le dico trattenendola per un braccio “resta”

“Cos’è? Hai cambiato già idea?” mi dice ancora offesa per la mia reazione.

“Lo sai che a me non piacciono le novità… e questa lo è… se ci pensi, questa sarebbe una convivenza…” le dico guardandola negli occhi, cercando di farle capire la mia posizione.

“Beh… diciamo che questa è una prova generale… se a fine quarantena sarà andata bene, possiamo decidere di renderla stabile, che ne dici?” mi dice mentre strattona la mia maglietta e mi guarda con i suoi occhi da cerbiatto.

Che la mia ragazza è bella, lo so da me: ci siamo conosciuti nella palestra dove lei lavora e io mi vado ad allenare; fisico statuario, viso incantevole, sicura di sé e dell’effetto che ha sugli uomini. Inutile dire che la sera che ci siamo conosciuti siamo finiti a letto insieme.

“Prima devo finire la mia telefonata con Gioia…” le dico.

“Gioia è un’amica e può aspettare… io che sono la tua donna no!” mi risponde.

Canzone: Libero, Fabrizio Moro. https://www.youtube.com/watch?v=IUuUF1hTP_I

Buon compleanno Appunti In Tasca!

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A volte capita di dimenticare delle date, anche importanti, poi c’è un social che te lo ricorda. Non nego che per me è avvenuto così.

Però oggi è un compleanno speciale, quello della nascita della pagina di facebook di Appunti In Tasca, un modo in più per far conoscere questa piccola realtà fatta di parole messe nero su bianco. Una piccola scommessa con me stessa e con il modo a me più congeniale per comunicare: la scrittura.

Un anno pieno di Appunti, di pensieri, e anche di un altro progetto che mi ha fatto rallentare la produzione di piccoli stralci di vita quotidiana: un romanzo. Già, diciamo che mi piacciono le sfide 😉 e ora sono giunta alla fine della prima stesura, dovrò rivedere alcune cose e poi mi avventurerò nel mondo dell’editoria, per cercare qualcuno che pubblichi la mia storia.

Intanto colgo l’occasione per ringraziare chiunque abbia letto anche solo uno dei miei Appunti, chi mi ha sostenuto e chi mi ha dato fiducia.

Spero di tornare a pubblicare presto nuovi Appunti.

Intanto… GRAZIE 🙂

Meris.

Canzone: Perdonare, Nek. https://www.youtube.com/watch?v=srVLqLeGd9M